Marco ha conosciuto milioni di disperati. In Germania, dove risiede fin dal 1986, ha potuto ammirare il volo di alcuni di loro: si buttano giù da grattacieli, rampe, strade sopraelevate, ponti... Il trampolino più frequentato è la Ruhrtalbrücke, o Ponte dei Suicidi. Sessanta metri di altezza, un salto di quattro secondi.

Lui non ha mai avuto preferenze di sorta. Così, in un febbraio particolarmente freddo, dopo aver studiato ben bene la sua polizza vita (o... morte) e averla lasciata in bella mostra sul comodino, si incamminò verso il Buco della Strega, un burrone che si apre nel cuore di una tetra foresta. Marco non ha scelto un ponte, dunque. Ma ponte o burrone, che differenza fa? Un volo è un volo è un.

Prima di raggiungere il diabolico Buco, un’ondata di gelo si condensò inopinatamente in un maglio nero: un pugno che gli si schiantò sui denti, spezzandoli. Il sangue sprizzò e formò sulla neve, a caratteri Sütterlin, la parola "Kanaker". Canaco: offesa maldestra, pugnalata squarciante.

Il colpo gli fece volare via le lentine a contatto, perciò non vide le stelle. Incassò in silenzio, reprimendo le lacrime e ingoiando una sfilza di bestemmie insieme a un grumo vischioso. Poi si allontanò dal luogo dell’aggressione: non più verso il Buco della Strega, ma verso il suo Refugium. Mentre ricalcava le proprie impronte sulla neve, fu tallonato da una striscia di more.

Una volta dentro la sua tana, il suo primo impulso fu di sedersi sulla vecchia stufa e sgelarsi il posteriore. Infilò una sigaretta tra le gengive enfie, ignorando quel po' po' di rosso che gli sgorgava dalle labbra (lo avevano marchiato con un anello con svastica), e infine, animato da ottimo spirito, scrisse una lettera ai suoi conoscenti in Italia e altrove. Raccontò di star benone e di amare la vita più che mai. Sincerely, M. Stracciò il contratto dell’assicurazione e, messa la sua roba nella valigia, cavalcò l’alba: da una città all’altra, da una follia a quella successiva.

Dopo pochi giorni si scordò di aver voluto fare l’Icaro dall’orlo di un abisso.

L’anonimo aggressore gli aveva reso, senza volerlo, un bel servigio: lo aveva guarito.

                   

 

                                                                                                                               

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