III
Di Johnny non si sarebbe sovvenuto che giorni dopo, e anche ciò solo
mediante interposta persona. Giovanni gli avrebbe detto: «Vuol sposare la Olga, lo sai?
È quella sempre ubriaca, forse te la ricordi. Avrà dieci anni più di lui, va a letto
con il primo che le paga da bere e ha di continuo gli assistenti sociali in casa, in
quanto non è in grado di prendersi cura del figlioletto. Del quale, a proposito, si
ignora chi sia il padre».
Quella sera, nel riesumare gli avvenimenti del giorno dentro il
suo temporaneo alloggio, Marco non pensò neppure allindiano dIndia. Rincasato (se
è consentito usare questa parola riferendocisi a un albergo), scoprì di avere la testa
piena di lei. "Lei": la ragazza conosciuta al Kaffehaus.
Il succedersi delle fluttuazioni cosmiche che chiamano "vita"
ci induce spesso a trattare alcuni individui alla stregua di comparse, mentre altri, prima
totalmente estranei, trovano subito spalancate le porte del nostro spirito, diventano oggetto di
nostre intense attenzioni e si vedono addirittura incitati a spadroneggiare nelle camere
del nostro sistema affettivo.
Dopo che il piccolo asiatico si fu dileguato, Marco era dunque andato a
infilarsi in uno di quei locali che stanno aperti fino alle sei-sette di sera e che
profumano di torrefazione brazilera, torte di mela e mobili marci. E lì l'aveva
presa di mira. Prontamente si era detto:
"Ehi! Cinismo e scetticismo mi hanno fatto smettere, col tempo, di
avere batticuori. Ma questa signorinella alla quale tra poco rivolgerò la parola, questa
bambina appena appena cresciuta e - bisogna ammetterlo - dallaspetto non
proprio bellissimo...".
Fu il classico rimescolio del sangue. Sarà stato per come lei
stava china sul libro, aggiustandosi di quando in quando la ciocca che le ricadeva su una
guancia; o per lalone di luce che le si creava intorno al volto sullo sfondo della
visione pastorale offerta dallampia finestra. (Tra un edificio nuovo e laltro,
alla vista si offrivano tuttora trapezi di verde acceso.) "O è perché ho sempre
perduto tutto dopo un solo giorno che ora le mie mani, stanche di annaspare, cercano un
appiglio definitivo."
Il suo monologo interiore si svolse nello spazio di pochi secondi.
Laverla intravista e il sentirsi attratto da lei fu un tuttuno. Ovviamente
questo faceva parte di un rito ripetuto decine di volte e, come le altre volte, nessun
campanello di allarme tintinnò per avvertirlo: «Attento, Marco! Attento! Rimani entro i
margini del gioco, della commedia, sennò cadi e ti fai di nuovo male».
Puntò dritto su di lei. Gli fu facile scovare una scusa per
sederlesi accanto: nel Kaffeehaus la ragazza era lunica a occupare un tavolo
tutta da sola. Da sola... Nessuno pareva accorgersi che il suo desiderio preponderante era di
trovare compagnia, di unirsi in comunione con un'altra persona: una persona che avrebbe
dovuto essere straordinaria, certo, interessante, fuori da ogni regola... come lei. Ma,
giusto perché faceva di tutto per apparire straordinaria, interessante e fuori da ogni
regola, rimaneva isolata nel cicaleccio generale.
Una santarellina, si sarebbe detto. Ma cera qualcosa, in quel suo
aspetto serafico, che esprimeva un invito tuttaltro che vergognoso, anzi
sensualmente compiaciuto: «Prendimi, prendimi». Come a sfidare ogni stupratore di
passaggio. «Prendimi.» Pur restando china sul libro.
Il libro era chiaramente uno scudo, uno schermo a protezione della timidezza.
Tuttavia, anch'esso rappresentava una sfida: «Se vuoi accettarmi, devi accettarmi con il
libro». Quella lettura impegnata o in qualche modo sostanziosa (raramente in un caffè
ci si imbatte in qualcuno che affonda il naso in un libro; tutt'al più la gente legge il Bild
Zeitung o qualche altra menata boulevardistica) era un segno evidente della sua
individualità. Tanta individualità sembrava infondere negli altri rispetto spropositato,
quasi timore, e senza dubbio lei soffriva per questo muro dincomprensione tra
sé e il mondo; ma dalla sua espressione non lo si poteva minimamente dedurre: orgogliosa
da morire!
«Permetti?», le disse Marco, indicando la sedia vuota. E fu così che
incominciò.
Dopo essersi accomodato, scoprì che libro era: un trattato
scientifico-filosofico di Carl Friedrich von Weizsaecker. Secondo il suo parere, una
lettura sbalestrante perché troppo pesante. Ma non fece osservazioni in
merito.
Più difficile fu pescare dal sacco le parole adatte ad avviare una conversazione.
Lesperienza gli aveva insegnato che un uomo, un uomo di poche parole... e straniero,
per giunta... non deve dirne una di più. Ma la biondina gli gettava quegli sguardi sorridenti da
sotto in su... e la conversazione iniziò praticamente da sé, in modo naturale.
Disse di chiamarsi Brigitte, e lui pronunciò fin da subito quel nome alla
francese, per deliziarla. Dopo pochi minuti, Brigitte già gli diceva, con disarmante
schiettezza:
«Degli italiani non ho una buona opinione». Rise imbarazzata, poi
precisò: «Non lavevo. Fino a poco fa. Ma in fondo, che ne so io? Non
sono mai stata in Italia. Conosco solo gli italiani di qui. O, meglio, conosco la loro fama.»
Marco la assecondò: «So che cosa vuoi dire. Neppure io ne ho una
buona opinione». E la sua risata si unì a quella di Brigitte. Quindi, contrariamente al suo
intento iniziale, diede la stura a una loquela sfrenata. Si accorse che la sua bocca non
si chiudeva più, che eruttava sentenze come un vulcano sfuggito al controllo. Usando
quale fulcro il libro, guizzò da un tema allaltro, facendo sfoggio non di cultura
ma di un sapere acquisito dai cataloghi di mostre di pittura e dalla terza pagina dei
quotidiani.
Le parlò dei poeti che una volta aveva amato (oggi gli erano
indifferenti, ma non arrivò a confessarglielo) e tirò fuori addirittura
"leroicità umana nellarte", come per darle a intendere che lui era
da collocarsi nellambito della cerchia degli artisti potenziali o già in odor di fama.
Rispolverando nozioni scolastiche e affrontando temi allordine del giorno, le si
rivelò essere un ciclope dellenciclopedismo spicciolo - da Scibile a Cariddi e
ritorno. Il tutto però in maniera anticonformista, inforsante; come un newyorkese che
scatta una foto panoramica della sua città secondo uninquadratura insolita:
Big Apple vista dal New Hampshire.
Di ogni cosa lei ne sapeva di più, ma cercò di non farglielo
pesare. Simulava ignoranza ogni volta che Marco citava un qualche autore; gli chiedeva di chi si
trattasse, quali opere avesse scritto. Quando a lui scappava un errore, lo correggeva
senza darglielo a vedere. Sugli svarioni sintattici, poi, soprassedeva del tutto.
Marco insisté nell'esibire uno spirito non convenzionale; si fece
caparbio sostenitore di tesi antipopolari. La Terra... rotonda? Giammai! Per lui, come per
Anassimandro, la Terra ha la forma di una sezione di colonna con laltezza che è un
terzo della lunghezza. L'Alta Moda? Una processione di stracci di lusso su manichini
incartapecoriti. Marijuana? Sicuro, aveva già fumato della
marijuana. E allora? Negli Stati Uniti i medici la prescrivono a scopo terapeutico, contro
il glaucoma... «Credimi: un paio di sigarette al giorno di Cannabis sativa e non
ci sarebbero neppure miopi.»
Brigitte non lo contraddiceva. Si divertiva ad ascoltarlo. Sapeva che
Marco in parte disquisiva in quel modo per far colpo su di lei. Cosa che, tra l'altro,
gli riusciva egregiamente.
Formavano una coppia che poteva essere uscita da un film sugli anni
Settanta: lui pallido e slanciato, jeans scoloriti, camicia aperta sul petto quasi implume
e ciuffo scarmigliato a coprirgli la fronte (un alto, nodoso pedante imparentato con Pinocchio);
lei minuscola e chiara tanto da rasentare lalbinismo, abiti e capigliatura di una
trasandatezza ricercata e fazzoletto di seta che faceva capolino dal taschino di una
giacca di taglio maschile.
Per loro, la fogna circostante smise di esistere: tanto felici, tanto
rapiti erano. Nel frattempo, il tè corretto al rum si raffreddava nelle tazze. Una
bevanda orribile, che Marco aveva ordinato solo per esserle solidale.
Arrivò a chiedersi perché mai la vita non fosse sempre bella ed
eccitante come in quel momento. E ore dopo, sdraiato sul suo letto ad affitto, si disse
che deve esserci un modo, una possibilità per vedere il flusso quotidiano sempre
dal suo lato migliore: come con la pupilla ristretta perché colpita dal sole. Deve
esserci un trucco per non dover smettere mai, mai, di restare incantati
dallesistenza. Forse, completò (mentre il sorriso gli allagava il volto,
traboccando dal limes che finora lo aveva trattenuto), forse il trucco consiste nel
chiudere locchio "maldestro", quello su cui cade lombra. Serrarlo
per sempre.