Libro Primo

                                                V

 

 

Brigitte si era appena diplomata e presto sarebbe andata all’università. «Psicologia.» (Ma guarda! pensò Marco. Addirittura pissicologia. Non si direbbe a vederla, così minuta e tenera.) Era originaria dell’ex Repubblica Democratica Tedesca. «Che oggi è considerata una specie di provincia del Nordest», commentò amara. «Sai che cos'è l’ex DDR, che qui prima chiamavano "l’altra parte"? È l’anticamera dell’Inferno!».

L’intero territorio era stato destabilizzato dall’introduzione troppo affrettata del marco "capitalista". Caserme di produzione chiuse, la campagna irrimediabilmente rovinata da scorie chimiche e polvere di metallo...

«In inverno la neve è nera. Nera.» Le ciminiere si elevavano come inutili monumenti. E, per le strade dissestate, disoccupati disoccupati: le vittime dell’Unità.

Marco annuì. «Ho fatto un salto a Berlino Est subito dopo il Crollo del Muro: anche scenograficamente, l'ho trovata assai diversa da Berlino Ovest.»

Nel Kaffeehaus, tra il clangore delle porcellane e il brusio delle oziose conversazioni, Brigitte gli faceva scorrere davanti agli occhi gli sbagli insormontabili del socialismo "reale": macchine risalenti alla preistoria dell’industrializzazione, crateri che si allargavano intorno ai centri abitati... «Soprattutto l'area di Lipsia è in condizioni penose. Là la terra è squarciata in più punti... In Turingia quei fossi sono dovunque.»

«Fossi?».

Cioè: le vecchie miniere di carbone. Carbone bruno, un minerale di pessima qualità. Il carbone bruno consiste per il trenta per cento di acqua, per ben il quattro per cento di zolfo e ha un contenuto eccessivo di materia cinerea. Nella DDR - lo informò Brigitte - gomma e componenti plastici non venivano fatti con il petrolio, ma con il carbone. E così anche i fertilizzanti, le medicine, la benzina... Il carbone si celava in ogni prodotto. Il tutto a ricalcare una tecnica ereditata dal Terzo Reich, la cui industria bellica, sull'onda della volontà di autarchia, tendeva a ridurre le importazioni di materie prime.

Finalmente il Muro era stato smantellato. Finalmente. Ma, nell’euforia della Riunificazione, i destini dei singoli venivano dimenticati. Altre notizie facevano scalpore:

«Qualche settimana fa McDonald’s ha annunciato l’apertura della sua prima filiale nell'Est tedesco. Lo hai sentito anche tu, no?». 

head.jpg (8827 bytes)     Brigitte era nata nei pressi di Dresda, ma di quella e di altre località "dell’altra parte" non conservava molti ricordi. La sua famiglia era fuggita all'Ovest quando lei aveva avuto cinque anni. Tra i suoi ricordi più vividi era quello di un suo decrepito zio. Decrepito, sì: almeno così era apparso ai suoi fanciulleschi occhi, tanto da averlo ribattezzato "Zio Nonno". «Zio Nonno mi voleva bene. Aveva dei figli già adulti, ma non sembrava esserne entusiasta.»

«E dunque coccolava te.»

«Sì. Mi insegnava a parlare, mi lanciava in aria. "Briciolina", mi chiamava. Era un’anima buona, un pezzo di pane. Non so chi fosse precisamente: un fratello o un cugino di mio padre. Purtroppo, i miei genitori non amano parlare dei vecchi tempi. Di sicuro so solo che Zio Nonno faceva il custode notturno in uno stabilimento e non dormiva mai. Sul serio: mai! Forse anche per questo era incanutito precocemente. Probabile che non fosse affatto decrepito come sembrava. È morto troppo presto...»

«Ah. È morto?».

«Ne sono quasi certa. Devo averlo sentito dire dai miei, un’eternità fa. Oppure l’ho sognato. Ma fa lo stesso, ti pare?».

«Fa lo stesso, sì.» Marco si era preso il volto tra le mani e le prestava tutta l’attenzione di cui era capace. Frattanto, la cameriera arrivava, guardava le tazze con il tè e, tentennando la testa, effettuava una virata di centottanta gradi. «Continua, ti prego.»

Lei gli sorrise, si sorrise. Si sorprendeva a piacersi molto in compagnia del forestiero. Marco, di quasi dieci anni meno giovane, la capiva bene: Brigitte apparteneva alla nuova, contraddittoria generazione di formazione iperintellettuale per cui la necessità di autorealizzarsi, il raggiungimento della libertà personale, faceva da contrappunto all‘empito dell'impegno sociale. Egocentrismo e militanza procedevano insieme, fianco a fianco, legati da un filo di fiabe e memorie d’infanzia.

«Zio Nonno mi parlava spesso del Muro», proseguì Brigitte. «Il Muro non era più fresco di costruzione, ma era una novità permanente. Lui non poteva darsi pace che una simile barriera esistesse per davvero, che gettasse un’ombra, che fosse destinata a resistere al tempo. "Vedi", mi spiegava, "in Cina, all’altro capo del mondo, c’è un muro più alto e più lungo di questo. Ma è antichissimo, una reliquia millenaria, e la gente può tranquillamente passeggiarvi su, entrarvi dentro, attraversarlo quando gli viene l'uzzolo." Così fabulava. "Il nostro muro, invece... Ah, Briciolina, dimmelo tu, dimmelo tu come possiamo scavalcare questa mostruosità senza che nessuno ci spari addosso".

«Mio padre e gli altri parenti non volevano sentirlo parlare così. Loro dicevano ancora e solo: "il confine". Anzi, se potevano non dicevano nulla, perché la Stasi, la polizia segreta, aveva orecchie dappertutto. Ma Zio Nonno era esplicito: "il Muro". La sua idea era che il Muro si estendesse da nord a sud e che corresse persino sull'acqua. Era molto fantasioso, lo zio, e comunicò anche a me questa sua visione delle cose. Avevo... mio Dio, lasciami pensare... tre, quattro anni! Ovviamente io il Muro non lo avevo mai visto, se non nelle immagini mostrate dalla tivù tedesco-occidentale. I miei seguivano quei programmi regolarmente, benché fosse vietato. O appunto perché era vietato. Dalla nostra parte il Muro era grigio, mentre la facciata ovest era coloratissima, satura di scritte e bei graffiti.»

«Infatti», confermò Marco. Infatti: lui ci era passato attraverso, sgusciando per una breccia, e sapeva com’era fatto. Se n’era pure procurato una scheggia (il costo: cinque marchi), prima che "i picchi muraioli" (ovvero gli operai e i mercanti di souvenirs) lo demolissero definitivamente.

«Ma possibile che corresse anche sul mare?», continuò Brigitte. «Mio padre si prendeva gioco di lui. "Se divide le acque, come dici tu, com’è che a Rostock attraccano tutte quelle navi olandesi, australiane e via dicendo? Eh?". Zio Nonno ammiccava, rivolgendogli la faccia piena di grinze. Aveva la risposta subito parata: "È chiaro! Ne issano un pezzo quando vogliono fare un’eccezione e poi, non appena la nave è passata, lo riabbassano".»

Marco ridacchiò.

«E anche per me era così, vedi!», esclamò Brigitte. «Ogni discorso di Zio Nonno suonava alle mie orecchie sensato, sacrosanto. La pura verità. Devo aggiungere che, sotto un certo profilo, per me la fuga organizzata da mio padre fu un’esperienza triste. Con la fuga, fortunosamente riuscita, papà mi ha privato di una persona molto cara.»

«Ma ti ha donato la libertà», osservò Marco. «Ed è a questo che vogliamo brindare.» Sollevò la tazza. Il tannino, freddo, non aveva un buon sapore; il rum era evaporato da un pezzo. Rimasero in silenzio per qualche minuto, affondati nella palude degli intimi pensieri. A quel punto Marco avrebbe voluto dire qualcosa di astuto o spiritoso, ma "spiritus" significa vento e lui sentiva che, almeno per il momento, doveva dare la precedenza all’organo interiore, all’anima, i cui timbri e i cui registri non sempre sono congruenti con il linguaggio mentale. Ci sono storie fatte di silenzi e, indubbiamente, gli eventi più di rilievo accadono al di là di tutte le parole.

 

Era tornato a Traumfurt perché aveva avuto l’intenzione di raccontare, di raccontarsi. Ma non aveva soppesato la possibilità di lei, di una lei qualsiasi come interlocutrice. A una lei era abituato a concedersi in altro modo e in altri contesti. Poiché la ragazza gli era apparsa in stridente contrasto con lo stereotipo femminile che lui aveva impresso nel cervello, il suo tentativo di conquistarla si era svolto fin dal principio su due livelli differenti: aveva cercato di parlarle come a nessun'altra negli ultimi anni, e dunque come a una sorella ritrovata, e contemporaneamente l'aveva trattata come una fregnetta qualunque, costringendola a "sentire" la giga che i suoi ormoni ballavano appena sotto l’epidermide. Ergo: qua e là si era impappinato, era risultato goffo nei gesti. E, che se ne rendesse conto o meno, così si era reso più umano, più accessibile.

Ora, gettando vaghi sguardi all’ambiente che li circondava (della cui antipoetica consistenza entrambi tornavano ad accorgersi), non cercava più di imporsi nel ruolo del saputello tutto Sturm und Drang, ma si abbandonava a riflessioni spontanee, a pensieri disordinati e privi di ogni vincolo, così come glieli dettava la situazione presente. Gli tornarono in mente scorci di Rust Never Sleeps, di Neil Young: tropi melodici che non udiva da un decennio (allora aveva avuto l’età di lei!). E si disse: "Brigitte". (Alla francese.) "Un fiore e un libro si accordano perfettamente e diventano una canzone."

La tipetta gli faceva l’effetto di una doccia rigenerante, di un affatturamento in positivo. Emanava radiazioni emotive e un calore destinati esclusivamente a chi avesse le giuste qualità ricettive. Si capiva che era dotata di una profondità e di un equilibrio interiore precoci. Marco si disse che profondità ed equilibrio non derivano necessariamente da esperienze rosee, ma bene, bene. Gut, gut. Non aveva niente in contrario che Brigitte fosse già matura. Occorre maturare presto, pensò. Chi cresce - spiritualmente - dopo i venticinque o i trent’anni, si accorge in ritardo di quanto ha perso, simile allo spettatore che giunge in teatro a spettacolo già iniziato e deve ancora cercarsi la poltrona mentre tutti gli altri stanno a ridere e a piangere e si spellano le mani nell'applauso.

Lei era matura, "esperta". Tuttavia, sul suo faccino Marco non percepiva tracce di amarezza (e quindi di... esperienza) come ne aveva riscontrate in altre. Brigitte era innocente, gioiosa. E nel contempo combattiva e nemica dei compromessi. Sì, lui l’aveva capita. Lei prediligeva temi attuali quali: il buco d'ozono, la morte delle foreste, Chernobyl, l’inquinamento dei mari e dei fiumi, l'energia nucleare... Aveva un sacco di cose da criticare, ad esempio il ritorno delle masse a posizioni nazionalistiche. E poi Kohl, uno dei massimi fautori dell'Unificazione: «Questo nostro Cancelliere più che robusto che dice "badria" anziché patria e che, per famiglia, dice "vaniglia"...».

La preoccupava il nuovo tipo di coscienza studentesca che si propagava nelle università e che lei definiva "un Sessantotto all’incontrario". Legioni di studenti, assemblati sotto l’emblema di un partito di Destra, inneggiavano a un sistema scolastico più rigoroso e più selettivo di quanto già non fosse. «Pretendono che anarchici e comitati di base siano messi all’indice e promettono che, raggiunto questo obiettivo, scioglieranno i loro gruppi. Ma il loro programma va ben oltre, ed è chiaro che sono marionette manovrate dall’alto. Quando sarò all’Uni», affermò con un broncio, «mi adopererò per combattere questi fascisti di m...».

Così tanta rabbia e mai, mai che perdesse il suo aspetto grazioso! In presenza di una personcina talmente balzana e affascinante, persino Mefistotele, El Diablo, Der Teufel, il consulente dal piè biforcuto o chi per lui, si ritirerebbe con la coda tra le zampe, senza colpo ferire.

 

                                                                                                                               

                                                                    L'Autore (bio e indirizzi)    Il romanzo in e-book   

                                                                                                Indice (senza frames)

L'album fotografico de I Canachi