Libro Primo

                                       VI

 

La portò a fare un giretto in macchina.

«Un’auto simpaticissima!», esclamò Brigitte. Lui non si era aspettato una reazione diversa: per una ragione non facilmente intuibile, infatti, la ‘duecavalli’ passava per il simbolo di un’intelligente alternativa. Finanche il ministro francese della Cultura la usava per i suoi trasferimenti ufficiali. «Ma come mai ha la targa di Baden Baden?».

Le raccontò, ridendo e facendola ridere, che originariamente quella carretta era appartenuta a un barone. «Io avevo il compito di attendere alla salute del motore e di lavare la carrozzeria due volte al giorno. Poi, scocciatomi della monotonia che regnava a Villa Pelandrone, mi son messo al volante e... via!».

«Naa!». (Per significare: «Ma davvero!».)

«Non ti fidare di me. Sono italiano, cara mia. Mi sentirai dire tante sciocchezze.»

«Naa...». (Per significare: «Italiano, e allora?», oppure: «Lo so, certo che lo so».)

Marco smarrì le parole, le ritrovò. «Quando nacqui, i miei pensarono di annegarmi. Mi buttarono nella vasca da bagno e mi lasciarono solo. Ma io bevvi tutta l’acqua e, salvandomi, potei dimostrare che valevo pure qualcosa».

«E così sei diventato idropico.»

«Idropico? E sia. Ma un buon cristiano-buddista. Un uomo che, per dirla con Maestro Eckhart, è pronto a discendere dal Settimo Cielo per recare una coppa di acqua al fratello malato.»

Il musetto di quella ragazza di nove-dieci anni più giovane di lui si torse in un’espressione interrogativa. «Ma che mestiere fai? Il piazzista?».

Marco la guardò senza capire. «Il piazzista? E perché?».

«Hai la lingua sciolta. Riusciresti ad affibbiare anche prodotti che non esistono... Mercante di anime! Ricordi Gogol?».

Per lanciarle un’occhiata stupita, quasi non vide il semaforo rosso in Piazza Municipio. Frenò appena in tempo, poi svoltò, accostò al marciapiede e indicò alcuni tavolini disposti a ridosso della strada. «Ci ormeggiamo lì?».

«Un altro caffè?». Brigitte scosse la testa. «Continuiamo a girare, se non ti spiace.»

E così fecero. Senza ondeggiare più del necessario, la 'duecavalli' li condusse fuori dalla città, seguendo la Landstrasse che si inerpicava su un’altura e ridiscendeva dal lato opposto. Marco sbirciò nello specchietto retrovisore, dove si profilava una veduta di Traumfurt degna di cartolina illustrata. Declamò: «A presto, o mio amato borgo. È dura separarsi da te. Dopo sì lungo distacco...».

«Parli del periodo in cui sei mancato come se fosse un secolo.»

«Ti dirò: è un secolo. In questi due anni di lontananza, attorno al mio nucleo si sono formati tanti cerchi, come succede agli alberi vecchi.»

«Nessun albero diventerà più vecchio», obiettò lei mestamente. «Mai, mai più.»

Marco stava per ribattere qualcosa ma ci rinunciò. Silenzio. Brigitte ha già espresso tutto in quell’unica frase. Tra i clamori odierni c’è anche una storia che non fa rumore, una storia troppo semplice e prosastica perché si possa proporla a Hollywood. È un film muto (a silent movie) che non sa di idilli, ma che parla di cose comunissime: polsini di camicia sporchi, il si bemolle delle rane che boccheggiano in una pozzanghera, scarponi di operai che calpestano un terreno fangoso... Come in una sequenza ideata da Buñuel, all'inizio vediamo due occhi che sbirciano dalla finestra di una bettola. Gli occhi fissano il gas che striscia sul suolo sotto forma di nuvolette grigioverdognole; dopo si posano sul vassoio della frutta dove banane, mele e mandarini sono venuti a comporre un curioso accostamento di forme e colori. E la vista gioisce di tale combinazione che la bocca non sa esprimere ma tutt’al più mangiare.

Parole, parole... Le correnti dell’esistenza si incrociano soffiando e sibilando; e tengono forse mai conto di tutte le parole che vengono dette?

Due anni a Traumfurt, prima dei due anni di latitanza. Dove era stata Brigitte allora? Che cosa aveva fatto? Si erano forse sfiorati più volte per via, ignari, senza nemmeno degnarsi di un’occhiata?

La ragazza sporgeva un braccio dal finestrino lasciando che il vento giocasse con i suoi capelli e intanto mormorocantava un Lied in sintonia con il lamento del motore. Marco si concentrava sull’asfalto lucido che rifrangeva il sole al tramonto. Quasi senza accorgersene, arrivarono a Hauptstein, centro rurale a venti chilometri da Traumfurt. Parcheggiarono nell’antica piazza (le case di Hauptstein sono strette e alte, con il bordo superiore merlettato) e si infilarono in una Gaststätte dalla terrazza gremita. All’interno, ombre e odori come di taverna arcaica.

Entrarono. Marco ordinò anche per lei: del vino Magdalene e una fetta di torta. Poi, secondato dalla tetraggine dell’ambiente (in acuto contrasto con la luminosità del mondo strombazzante che invadeva il rettangolo della porta), le raccontò del suo ultimo sogno.

«Ero una specie di Georg Lichtenberg: sai, lo gnomo filosofo del Settecento. Nel sogno avevo la gobba, proprio come lui, e allungavo di continuo le braccia per toccarmela. Gli altri non facevano che strofinarla, la mia brutta gobba, e anch'io speravo in un po’ di fortuna. Ma le mie dita erano troppo corte. La gobba era accessibile a tutti meno che a me...».

Non si sa per qual motivo, la bambina rise.

Più tardi, mentre fumava in posizione orizzontale ripensando a ogni cosa, lui si chiese quale nume caritatevole avesse vegliato sul loro incontro. Tutto era filato liscio, conforme più ai canoni della cinematografia che a quelli della vita vera. Nella taverna rusticale, accalorati dal nettare d'uva d’Austria, avevano accostato i loro volti; le loro labbra si erano unite.

 

  "Ihr tausend Blätter im Walde wisst:

   Ich habe das Mädchen im Mund geküsst." *

 

Tutto era stato meraviglioso. Quasi tutto. Una cosa, secondo Brigitte, non quadrava: e cioè la riservatezza di Marco sui motivi che lo avevano indotto a tornare in quell’angolo di Baviera. Come mai non si era sistemato in pianta stabile a Berlino? O ad Amburgo?

«Nelle grandi città sì che c’è movimento!», aveva esclamato, assolutamente convinta. «E anche Monaco è vitale, piena di fermenti...». Secondo lei, nelle metropoli si viveva "in mezzo alla storia"; si poteva farla, la storia. Probabilmente, un suo incanutito amico, o qualche vetusto professore che aveva vissuto e agito nell’atmosfera del Sessantotto, aveva condizionato perentoriamente il suo modo di pensare.

Cambiare la storia. Che esagerazione! Sostanzialmente, però, quell'anelito rivoluzionario non era riprovevole. In Germania la rivolta studentesca era stata anche una protesta contro la presenza al potere di ex funzionari nazisti; una causa, quindi, che si poteva, che si può sostenere. I ragazzi di allora... gli imbianchiti fratelli maggiori di Brigitte... erano stati effettivamente sul punto di dirottarlo, il corso della storia. Se soltanto in quella remota data, in quel fatidico giorno dell'aprile 1968, un disoccupato fascistoide non avesse sparato a Rudi Dutschke...

«Come mai hai lasciato Monaco, Amburgo...?», insisté Brigitte. «I club, le mostre, i teatri, gli happenings... E Berlino!?».

«Per tornare qui, semplicemente», ribatté Marco. «E incontrare te.»

"Monaco, Amburgo, Berlino... stupende! Ma, se ti dicessi che non fanno per il sottoscritto? Questione di forma mentis."

Questo lo pensò solamente, lo tenne per sé. Doveva forse confessarle che, lontano dalla cittadina, aveva sofferto di nostalgia per gli incolti, candidi, sgangherati amici del Capri? Per tipi che come persone empiriche erano delle banalità? E confessarle che neppure nelle metropoli era stato al salvo dal cliché che vuole tutti gli italiani all’estero pizzaioli, canterini, pagliacci, quasi una razza a sé stante?

Si finse persuaso: «A Traumfurt solo per qualche tempo, e non per funghirvi».

Uccise la sigaretta, stritolandola nel posacenere con su il marchio dell’albergo, e spense la luce. Sdraiato a occhi aperti, considerò che anche lui - a diciassette, a diciotto anni -, come Brigitte aveva spasimato per i club, le mostre, i teatrini off-off... Prevalentemente per i club (eh sì: gli ormoni). E, al pari di lei, aveva giudicato il mondo senza concedere mai attenuanti, senza mai accettare mezzi termini. Fame di giustizia morale. Sforzi estetici per prendere le distanze dagli adulti ma anche da molti coetanei; con le paure e le incertezze celate dietro un atteggiamento radicaleggiante.

E non era rimasto così fino a oggi, tutto sommato, e dunque non troppo diverso da Brigitte? Mmmm... Sì e no. Non sapeva. E in fondo contava poco.

Sospirò e, soddisfatto di sé, del pianeta Terra e di ogni cosa vi strisciasse berciasse fecondasse grugnisse, chiuse gli occhi per far trascorrere la notte in un lampo.

 

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*) "Voi, mille foglie della selva, sappiate:

     Ho baciato la fanciulla sulla bocca."

 

                                                                                                                               

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