La portò a fare un giretto in macchina.
«Unauto simpaticissima!», esclamò Brigitte. Lui non si era
aspettato una reazione diversa: per una ragione non facilmente intuibile, infatti, la
duecavalli passava per il simbolo di unintelligente alternativa.
Finanche il ministro francese della Cultura la usava per i suoi trasferimenti ufficiali.
«Ma come mai ha la targa di Baden Baden?».
Le raccontò, ridendo e facendola ridere, che originariamente quella
carretta era appartenuta a un barone. «Io avevo il compito di attendere alla salute del
motore e di lavare la carrozzeria due volte al giorno. Poi, scocciatomi della monotonia
che regnava a Villa Pelandrone, mi son messo al volante e... via!».
«Naa!». (Per significare: «Ma davvero!».)
«Non ti fidare di me. Sono italiano, cara mia. Mi sentirai dire tante
sciocchezze.»
«Naa...». (Per significare: «Italiano, e allora?», oppure:
«Lo so, certo che lo so».)
Marco smarrì le parole, le ritrovò. «Quando nacqui, i miei pensarono
di annegarmi. Mi buttarono nella vasca da bagno e mi lasciarono solo. Ma io bevvi tutta
lacqua e, salvandomi, potei dimostrare che valevo pure qualcosa».
«E così sei diventato idropico.»
«Idropico? E sia. Ma un buon cristiano-buddista. Un uomo che, per
dirla con Maestro Eckhart, è pronto a discendere dal Settimo Cielo per recare una coppa
di acqua al fratello malato.»
Il musetto di quella ragazza di nove-dieci anni più giovane di lui si
torse in unespressione interrogativa. «Ma che mestiere fai? Il piazzista?».
Marco la guardò senza capire. «Il piazzista? E perché?».
«Hai la lingua sciolta. Riusciresti ad affibbiare anche prodotti che
non esistono... Mercante di anime! Ricordi Gogol?».
Per lanciarle unocchiata stupita, quasi non vide il semaforo
rosso in Piazza Municipio. Frenò appena in tempo, poi svoltò, accostò al marciapiede e
indicò alcuni tavolini disposti a ridosso della strada. «Ci ormeggiamo lì?».
«Un altro caffè?». Brigitte scosse la testa. «Continuiamo a girare,
se non ti spiace.»
E così fecero. Senza ondeggiare più del necessario, la 'duecavalli'
li condusse fuori dalla città, seguendo la Landstrasse che si inerpicava
su unaltura e ridiscendeva dal lato opposto. Marco sbirciò nello specchietto
retrovisore, dove si profilava una veduta di Traumfurt degna di cartolina illustrata.
Declamò: «A presto, o mio amato borgo. È dura separarsi da te. Dopo sì lungo
distacco...».
«Parli del periodo in cui sei mancato come se fosse un
secolo.»
«Ti dirò: è un secolo. In questi due anni di lontananza,
attorno al mio nucleo si sono formati tanti cerchi, come succede agli alberi vecchi.»
«Nessun albero diventerà più vecchio», obiettò lei mestamente.
«Mai, mai più.»
Marco stava per ribattere qualcosa ma ci rinunciò. Silenzio. Brigitte
ha già espresso tutto in quellunica frase. Tra i clamori odierni cè anche
una storia che non fa rumore, una storia troppo semplice e prosastica perché si
possa proporla a Hollywood. È un film muto (a silent movie) che non sa
di idilli, ma che parla di cose comunissime: polsini di camicia sporchi, il si bemolle
delle rane che boccheggiano in una pozzanghera, scarponi di operai che calpestano un terreno
fangoso... Come in una sequenza ideata da Buñuel, all'inizio vediamo due occhi che
sbirciano dalla finestra di una bettola. Gli occhi fissano il gas che striscia sul suolo
sotto forma di nuvolette grigioverdognole; dopo si posano sul vassoio della frutta dove
banane, mele e mandarini sono venuti a comporre un curioso accostamento di forme e colori.
E la vista gioisce di tale combinazione che la bocca non sa esprimere ma tuttal più
mangiare.
Parole, parole... Le correnti dellesistenza si incrociano
soffiando e sibilando; e tengono forse mai conto di tutte le parole che vengono dette?
Due anni a Traumfurt, prima dei due anni di latitanza. Dove era stata
Brigitte allora? Che cosa aveva fatto? Si erano forse sfiorati più volte per via, ignari,
senza nemmeno degnarsi di unocchiata?
La ragazza sporgeva un braccio dal finestrino lasciando che il vento
giocasse con i suoi capelli e intanto mormorocantava un Lied in sintonia con il
lamento del motore. Marco si concentrava sullasfalto lucido che rifrangeva il sole
al tramonto. Quasi senza accorgersene, arrivarono a Hauptstein, centro rurale a venti
chilometri da Traumfurt. Parcheggiarono nellantica piazza (le case di Hauptstein
sono strette e alte, con il bordo superiore merlettato) e si infilarono in una Gaststätte
dalla terrazza gremita. Allinterno, ombre e odori come di taverna arcaica.
Entrarono. Marco ordinò anche per lei: del vino Magdalene e una
fetta di torta. Poi, secondato dalla tetraggine dellambiente (in acuto contrasto con
la luminosità del mondo strombazzante che invadeva il rettangolo della porta), le
raccontò del suo ultimo sogno.
«Ero una specie di Georg Lichtenberg: sai, lo gnomo filosofo del
Settecento. Nel sogno avevo la gobba, proprio come lui, e allungavo di continuo le braccia
per toccarmela. Gli altri non facevano che strofinarla, la mia brutta gobba, e anch'io
speravo in un po di fortuna. Ma le mie dita erano troppo corte. La gobba era
accessibile a tutti meno che a me...».
Non si sa per qual motivo, la bambina rise.
Più tardi, mentre fumava in posizione orizzontale ripensando a ogni
cosa, lui si chiese quale nume caritatevole avesse vegliato sul loro incontro. Tutto era
filato liscio, conforme più ai canoni della cinematografia che a quelli della vita vera.
Nella taverna rusticale, accalorati dal nettare d'uva dAustria, avevano
accostato i loro volti; le loro labbra si erano unite.
Tutto era stato meraviglioso. Quasi tutto. Una cosa, secondo
Brigitte, non quadrava: e cioè la riservatezza di Marco sui motivi che lo avevano
indotto a tornare in quellangolo di Baviera. Come mai non si era sistemato in pianta
stabile a Berlino? O ad Amburgo?
«Nelle grandi città sì che cè movimento!», aveva
esclamato, assolutamente convinta. «E anche Monaco è vitale, piena di fermenti...».
Secondo lei, nelle metropoli si viveva "in mezzo alla storia"; si poteva farla,
la storia. Probabilmente, un suo incanutito amico, o qualche vetusto professore che
aveva vissuto e agito nellatmosfera del Sessantotto, aveva condizionato
perentoriamente il suo modo di pensare.
Cambiare la storia. Che esagerazione! Sostanzialmente, però,
quell'anelito rivoluzionario non era riprovevole. In Germania la rivolta studentesca era
stata anche una protesta contro la presenza al potere di ex funzionari nazisti; una causa,
quindi, che si poteva, che si può sostenere. I ragazzi di allora... gli imbianchiti
fratelli maggiori di Brigitte... erano stati effettivamente sul punto di dirottarlo, il
corso della storia. Se soltanto in quella remota data, in quel fatidico giorno dell'aprile
1968, un disoccupato fascistoide non avesse sparato a Rudi Dutschke...
«Come mai hai lasciato Monaco, Amburgo...?», insisté Brigitte. «I
club, le mostre, i teatri, gli happenings... E Berlino!?».
«Per tornare qui, semplicemente», ribatté Marco. «E incontrare te.»
"Monaco, Amburgo, Berlino... stupende! Ma, se ti dicessi che non
fanno per il sottoscritto? Questione di forma mentis."
Questo lo pensò solamente, lo tenne per sé. Doveva forse confessarle che,
lontano dalla cittadina, aveva sofferto di nostalgia per gli incolti, candidi, sgangherati
amici del Capri? Per tipi che come persone empiriche erano delle banalità? E
confessarle che neppure nelle metropoli era stato al salvo dal cliché che vuole
tutti gli italiani allestero pizzaioli, canterini, pagliacci, quasi una razza a sé
stante?
Si finse persuaso: «A Traumfurt solo per qualche tempo, e non per
funghirvi».
Uccise la sigaretta, stritolandola nel posacenere con su il marchio
dellalbergo, e spense la luce. Sdraiato a occhi aperti, considerò che anche lui - a
diciassette, a diciotto anni -, come Brigitte aveva spasimato per i club, le mostre, i
teatrini off-off... Prevalentemente per i club (eh sì: gli ormoni). E, al pari di lei,
aveva giudicato il mondo senza concedere mai attenuanti, senza mai accettare mezzi
termini. Fame di giustizia morale. Sforzi estetici per prendere le distanze dagli adulti
ma anche da molti coetanei; con le paure e le incertezze celate dietro un atteggiamento
radicaleggiante.
E non era rimasto così fino a oggi, tutto sommato, e dunque non troppo
diverso da Brigitte? Mmmm... Sì e no. Non sapeva. E in fondo contava poco.
Sospirò e, soddisfatto di sé, del pianeta Terra e di ogni cosa vi
strisciasse berciasse fecondasse grugnisse, chiuse gli occhi per far trascorrere la notte
in un lampo.
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*
) "Voi, mille
foglie della selva, sappiate:
Ho baciato la fanciulla sulla bocca."