È vero che erano grotteschi, che facevano discorsi insensati. Ma erano i suoi amici,
infine.
Geppo: un Budda fumante, gravido, pesante. "Eppur si muove...".
Suoi pregi erano lautoironia e la paciosità. Spesso si faceva beffe delle proprie
sembianze. Mentre si passava una mano sul capo glabro, con laltra si tirava i peli
precocemente ingrigiti della barba da rabbino; oppure si tambureggiava sul pancione -
disgrazia di molti vitaioli - e, guardando da sopra le lenti da astigmiope, ci teneva ad
assicurare: «È tutta aria, ché non ho ancora magnato niente».
Geppo era poco più che un ragazzo, ma il suo fisico lo costringeva a
incassare dei colpi niente male. Una sera, allentrata di una discoteca, era stato
fermato dal buttafuori: «Beh nonno, che vuoi? Lospizio brucia? Di qui non si passa:
barriera biologica». Marco e gli altri avevano dovuto giurare che il loro amico non aveva
ancora raggiunto la trentina, e si erano infuriati con
quella bestia di una sentinella. Ma non Geppo: Geppo laveva buttata in ridere.
Non perdeva mai le staffe. O quasi mai. Un giorno, il cameriere di
una trattoria rivale, alticcio, per qualche ragione si era sentito urtato dalla sua calma
sorridente e aveva cercato di attaccar briga. Geppo, irremovibile nel suo involucro di
monaco vivandiere, era rimasto a fumare la pipa senza badare alle offese. E quel tizio gli
aveva sputato in faccia. Un gesto madornale, dettato solo dallalcol? Eh no, non solo
dall'alcol. Marco lo ha già detto: essere normali è tuttaltro che facile.
Lepisodio si era svolto davanti a un pubblico esiguo ma attento.
Tuttintorno si era levato un mormorio teso, unondata di sdegno. Ma Geppo aveva
quietato gli animi: «Alt! Lo sputo non è considerabile come aggressione. Semmai come
semplice vituperio». La saliva gli gocciolava dagli occhiali, dalle guance, dalle spalle.
«E non provoca danni alla salute, nevvero?». Confuso da tale reazione, il cameriere
brillo, non sapendo che altro fare, si era prontamente allontanato. La storia fece il giro
di tutti gli ambienti bazzicati dagli italiani, venne tramandata tra singulti e risatine
divertite con decine di accenti dialettali diversi, e sembrò essersi conclusa lì.
Accadde però che, tempo dopo, il tizio si ripresentò al cospetto di
Geppo, offrendogli così l'opportunità di vendicarsi. E questo misto di Barbanera e Fra'
Indovino si vendicò, pur se con signorilità, secondo il suo stile. Il tizio si era messo
a spiegargli che aveva disperatamente bisogno di lavoro: dallAmalfi (o era il
Da Marcello?) lo avevano cacciato. Non poteva farlo assumere lui, Geppo, al Capri?...
Geppo aveva sorriso vagamente, accendendo la pipa e non pronunciando parola. Per quanto
laltro drammatizzasse la propria situazione e sbuffasse e gesticolasse, lui
continuò a rimanersene immobile come assorto nei casi propri. Solo un paio di volte
puntò gli occhiali spessi sulluomo-lama, infilandosi un dito nellorecchio e
rigirandolo distrattamente. La sua espressione denotava blando interesse, ma non un suono
uscì dalla sua bocca. Sopraffatto dall'onta, il tizio sgombrò il campo, mormorando frasi
incomprensibili.
Poi cera Babsy, la convivente di Geppo. Quanto a
sembianze si sarebbe potuta scambiarla per sua sorella, anche se caratterialmente ne era
l'antitesi: immoderata e urlona. Ed era, oltretutto, gelosa a più non posso. Gelosa non
perché sopravvalutasse il fascino seduttivo di Geppo (del cui aspetto si faceva scherno
pure lei), ma per un evidente complesso dinferiorità nei riguardi di tutte le
donne. Babsy si mostrava ostile contro ogni creatura che denotasse fattezze femminili.
Aveva una faccia come di gomma, capace di piegarsi in un intero
repertorio di smorfie, e molte di quelle smorfie purtroppo non piacevano a Brigitte, che
con la virulenta ragazza aveva già avuto a che fare al ginnasio. Più tardi Brigitte
raccontò a Marco: «Anche in classe era invidiosa delle altre e faceva un gran cancàn».
Marco ribatté che lui invece la trovava simpatica, e Brigitte, amara: «Ovvio. Tutti gli
uomini la trovano simpatica. Sta attento: quella lì ti mangia con un sol
boccone!».
Giovanni...
(«È quello piccolo, vero? Si dà il rimmel o sbaglio?». «Ma no.
Cioè... si ritocca un po il viso, ecco tutto.» Effettivamente, Giovanni si
crogiolava spesso davanti allo specchio.)
...Giovanni fu il primo a dargli il bentornato. Nel vedere
lutilitaria di Marco nel piazzale, commentò, fin troppo francamente: «Non sapevo
che viaggiassi in seconda classe».
«È solo perché la terza non esiste», disse Marco.
«E quella ragazzina?», ghignò il cuoco del Capri, prendendo
di mira Brigitte. «Dove lhai trovata? No, non dirmelo! Non voglio saperlo. Sfasciafamiglie!»,
aggiunse allegramente.
Doris, l'amica di Giovanni, era di indole placida. Anche per questo tra lei e Babsy non correva buon sangue. Cercò di imbastire un dialogo con Brigitte, ma
neppure con Brigitte ci fu intesa. Era come se due universi totalmente differenti tentassero di
comunicare: luna era superficiale e le sue conoscenze si limitavano alle nozioni
impartite dai rotocalchi, mentre laltra non voleva o non poteva scendere dal suo
podio di superalfabetismo. «È unoca», osservò poi Brigitte. «Carina, ma
starnazza a vanvera.»
Gli stessi Giovanni e Geppo non sembravano più gli amiconi di una
volta: unennesima prova che in un paio di anni possono mutare tante cose. Come Marco
aveva temuto, il rapporto più che labile delle loro fidanzate li aveva allontanati
luno dallaltro. Tuttavia, i due cercavano di fare buon viso a cattivo gioco.
In fondo erano in affari, ora; avevano voluto addossarsi la responsabilità del locale e
bisognava che ci dessero dentro.
Avevano rilevato il Capri quando questo si trovava
sullorlo della rovina (il vecchio gestore, in procinto di prendere commiato, ne
aveva azzerato i conti bancari: una manovra abituale atta a fregare il fisco). «Se
lavoriamo bene, intensamente, mantenendo un elevato livello qualitativo», esposero a
Marco il loro concetto, «non solo presto avremo risarcito ogni debito, ma accumuleremo
anche un discreto patrimonio che ci permetterà di riposarci per qualche tempo e di
riordinare le idee.»
La nostalgia per il Paradiso ci deriva dal sogno imperituro di
liberarci dalla fatica.
Della coppia di soci, Geppo era quello che nutriva i dubbi maggiori sulla riuscita dellimpresa. «Certo che gli obblighi non sono pochi. Quegli squali
ci hanno pure aumentato il coso... laffitto... Ho una fifa blu!», confessò,
stropicciandosi la barba.
«Non può andar male e lo sai benissimo», lo tacitò Giovanni.
«Guarda il Marcello o lAmalfi: possono cavarsela meglio di noi?
Inoltre, ora abbiamo lui...». E indicò Marco.
«Sicuro», disse Geppo, incrociando indice e medio. «Se Dio
vuole...».
Giovanni rimaneva il più sbarazzino e forse anche il più realista dei
due: «Vedi Marco, se il locale va bene ci guadagnamo tutti. E se invece piove ci bagnamo
tutti». E gli ammiccò con quegli occhi svegli, profondi e... spennellati.
Sancirono l'accordo a caffè e grappini. Oltre le vetrate, le case di
Traumfurt spegnevano le luci a una a una, mentre lorologio in sala batteva le
ventiquattro - Ora Zero.