La giunonica signora Nanut - l'affittacamere - lo convocò in
portineria.
«Che c'è?».
Che c'era? Qualcuno lo reclamava al telefono, ecco che c'era.
«Una voce femminile, segnor Marco.»
Scese i gradini a tre alla volta. Sì, lei. Brigitte: voce
squillante allaroma di lampone. Cara sciagurata! Le disse ja, ja, le
disse va bene, va be', poi riappese e indossò la camicia più nuova (Kamiciowsky) e salì
sulla "carriola" e corse a far benzina, povera automobilina che sei sempre
assetata. Infine si diresse fischiettando verso la sua ragazza - chiave inglese del suo
macchinario -, che lo aveva chiamato per comunicargli di essersi liberata di mamma e
papà, appena partiti per lannuale pellegrinaggio nella Foresta Nera. E, quando la
vide ad aspettarlo lì, in piazza, si rese conto che era reale e viva, viva
nonostante il silenzio prolungato o forse proprio per questo, florida e sgargiante tra i
passanti incolori. Gitte, Bri'.
Brigitte montò in macchina e si baciarono tra sguardi curiosi e altri
sprezzanti. Gli occhi di lei scintillavano blu, Marco aveva pupille boscocedui
abissoprofonde.
«A casa mia!», esultò Brigitte.
Accompagnati alla fermata i genitori (con aria mesta, quasi tra le
lacrime), aveva schioccato un bacio sulle loro guance con laugurio che la gita si
svolgesse nel migliore dei modi. Li aveva osservati salire sul pullman e, l'espressione
sconsolata, li aveva salutati una volta di più attraverso i finestrini. Quando il
mastodonte delle strade era sparito oltre la curva, aveva smesso di sventolare il
fazzoletto e, saltando per la gioia, era corsa al telefono più vicino per informarlo:
«Amore, è fatta. Due settimane tutte per noi, immagina! Puoi dormire da me. Nella mia
cameretta!».
La cameretta di Brigitte: il santuario dove lei era stata svezzata.
Laveva arredata lei stessa, gli spiegava adesso. Orsi di pezza e bambole di
antiquariato li fissavano con occhi grandi e ruffiani. «Purtroppo», osservò la puella
con rammarico, «non ho alcun ritratto di Zio Nonno.» Marco le mordicchiò il lobo di
un'orecchia, rinfrancandola.
Per lui era una pacchia trovarsi nel rifugio di Brigitte, e anche lei
sembrava provare uno stimolo maggiore a sfogare le sue pulsioni sessuali in quello che era
il suo ambiente naturale. Se papà sapesse! Il tutto ha un sapore vagamente sacrilego,
vero? Gli graffiò per divertimento la schiena. Poi programmò la radiosveglia -
puntualità della mente - e rullò una sigaretta anomala, che consumarono in due.
Quattordici giorni, ovverossia tredici notti: una specie di prova
generale per leternità. Con decine di sigarette da spartire.
Allinizio se ne stettero appiccicati come piovre che hanno preso
di mira lo stesso pesce. Ma a poco a poco la colla diede cenni di cedimento. Lei insisteva
per alzarsi e andare a. O lui si volgeva dallaltra parte, apriva un libro e non le
dava conto. Si stavano già annoiando? Dopo solo tre, quattro notti?
«Donna mia...».
«Io sono la donna di nessuno.»
«Però stai con me.»
«Io sono la donna di nessuno.» E gli storse amorosamente la mano.
«E io sono Nessuno.»
Facevano certe facce truci. Lui dovette sorbirsi un predicozzo perché
aveva lasciato cadere le briciole sul letto: davvero inguaribile, è. Attento al
tramezzino, gli diceva Brigitte; non impastricciare le lenzuola! Attento a questo e a
quello... Marco si rifiutava di farsi venire i capelli grigi in nome dellordine e
della pulizia. Si guardò le dita: erano sporche di ketchup. Brigitte tradiva una
personalità dominante e lui aveva un carattere scarsamente malleabile. Si insegnarono le
parolacce nelle rispettive lingue. Ma Marco sacramentava più spesso in inglese, opponendo
alle inimmaginabili manie casalinghe della ragazza una solitudine cosmopolita.
Non è però che litigassero. Voi questo lo chiamate un litigio?
A un certo momento, Brigitte gli propose di fare la conoscenza di una
coppia a lei amicata. Marco ricusò con sorprendente tempismo.
«Ti prometto che sono due sagome!», insisté Brigitte. «Ti
piaceranno.»
«Non desidero vedere gente, ecco tutto. Siamo qui per stare soli,
no?».
La divergenza di idee non impedì loro di prendere la solita doccia
insieme. Lei si attardò a spiegargli come mai ricorreva a una marca di schiuma da bagno
anziché a unaltra. Marco se ne infischiava altamente, aveva un'erezione saponosa;
si sforzò tuttavia di prestarle ascolto. Intanto la frizionava con un asciugamano.
Brigitte scoprì di gradire parecchio quel trattamento. «Sei bravo anche con le mani»,
gemette. Contatti intimi lì, allimpiedi. Ed era di nuovo pronta a perdonargli ogni
difetto. E lui a lei.
Marco si scioglieva sui ventri bianchi. Si scioglieva sul ventre bianco di Brigitte, notte
dopo notte. Sembra incredibile, ma questa ragazza aveva ancora dei punti che nessuna mano
di estraneo aveva toccato; spazi non usufruiti; amazzonie segrete zeppe di misteri e
tesori. Incredibile, sì: perché tutte le altre da lui conosciute erano già state
frugate, aperte, studiate sotto potenti lampade e passate minuziosamente al setaccio prima
di essere rigettate sulla ruota della mondanità delle sale da (s)ballo. Sicuramente, la
scolaretta Nicole si trovava or ora sulla soglia di queste esperienze e solo lui avrebbe
potuto salvarla... Non pensare a Nicole, si esortò. Non pensare a Nicole.
Brigitte gli confidò di non sentirsi del tutto libera. «Ho le catene
ai piedi, nonostante i miei quasi ventanni. Prova ne è che mi tocca portarti a casa
di nascosto.»
Egoista e contraddittorio, Marco le replicò che un eccesso di libertà
non deve necessariamente considerarsi un bene. «Oltretutto», le disse, «"quasi
ventanni" non è lo stesso di "ventanni pieni".» Lei si
arrabbiò un pochettino. Ma non era uno screzio. Sia chiarito una volta per tutte: lui e
lei, lei, LEI, non hanno litigato mai... mai... MAI.
Il desiderio di Brigitte era di rimanere "sempre" con
lui, anche se non sempre da sola con lui e non sempre e soltanto la notte. Perché
"sempre" con lui? Perché, gli disse, era gelosa. Proprio così.
Ge-lo-sa. Persino della bambola Caterina.
«Non vedi come ti guarda? Le piaci. Ogni volta che le passi davanti,
ti rivolge un sorriso che accarezza, vuol bene, fa lamore...». E la girò con il
volto alla parete.
Marco vegliava mentre lei sognava. Doveva badare a non compiere
movimenti troppo bruschi: Brigitte, come tutte le principessine (anche se apparteneva a
quel tipo che non ammetterebbe mai di esserlo), si destava al solo "sbattere la testa
contro il cuscino". Riflettendo che, per quanto lo concerneva, Gitte rappresentava
una bella zolla di terra tedesca, fu consapevole una volta di più dell'importanza che
riveste l'intrecciare tresche con donne di vari Paesi: con tale espediente si può
arrivare a conoscere il carattere uterino del mondo.