Libro Secondo

                                    III

 

 

La giunonica signora Nanut - l'affittacamere - lo convocò in portineria.

«Che c'è?».

Che c'era? Qualcuno lo reclamava al telefono, ecco che c'era.

«Una voce femminile, segnor Marco.»

Scese i gradini a tre alla volta. Sì, lei. Brigitte: voce squillante all’aroma di lampone. Cara sciagurata! Le disse ja, ja, le disse va bene, va be', poi riappese e indossò la camicia più nuova (Kamiciowsky) e salì sulla "carriola" e corse a far benzina, povera automobilina che sei sempre assetata. Infine si diresse fischiettando verso la sua ragazza - chiave inglese del suo macchinario -, che lo aveva chiamato per comunicargli di essersi liberata di mamma e papà, appena partiti per l’annuale pellegrinaggio nella Foresta Nera. E, quando la vide ad aspettarlo lì, in piazza, si rese conto che era reale e viva, viva nonostante il silenzio prolungato o forse proprio per questo, florida e sgargiante tra i passanti incolori. Gitte, Bri'.

Brigitte montò in macchina e si baciarono tra sguardi curiosi e altri sprezzanti. Gli occhi di lei scintillavano blu, Marco aveva pupille boscocedui abissoprofonde.

«A casa mia!», esultò Brigitte.

Accompagnati alla fermata i genitori (con aria mesta, quasi tra le lacrime), aveva schioccato un bacio sulle loro guance con l’augurio che la gita si svolgesse nel migliore dei modi. Li aveva osservati salire sul pullman e, l'espressione sconsolata, li aveva salutati una volta di più attraverso i finestrini. Quando il mastodonte delle strade era sparito oltre la curva, aveva smesso di sventolare il fazzoletto e, saltando per la gioia, era corsa al telefono più vicino per informarlo: «Amore, è fatta. Due settimane tutte per noi, immagina! Puoi dormire da me. Nella mia cameretta!».

La cameretta di Brigitte: il santuario dove lei era stata svezzata. L’aveva arredata lei stessa, gli spiegava adesso. Orsi di pezza e bambole di antiquariato li fissavano con occhi grandi e ruffiani. «Purtroppo», osservò la puella con rammarico, «non ho alcun ritratto di Zio Nonno.» Marco le mordicchiò il lobo di un'orecchia, rinfrancandola.

Per lui era una pacchia trovarsi nel rifugio di Brigitte, e anche lei sembrava provare uno stimolo maggiore a sfogare le sue pulsioni sessuali in quello che era il suo ambiente naturale. Se papà sapesse! Il tutto ha un sapore vagamente sacrilego, vero? Gli graffiò per divertimento la schiena. Poi programmò la radiosveglia - puntualità della mente - e rullò una sigaretta anomala, che consumarono in due.

Quattordici giorni, ovverossia tredici notti: una specie di prova generale per l’eternità. Con decine di sigarette da spartire.

All’inizio se ne stettero appiccicati come piovre che hanno preso di mira lo stesso pesce. Ma a poco a poco la colla diede cenni di cedimento. Lei insisteva per alzarsi e andare a. O lui si volgeva dall’altra parte, apriva un libro e non le dava conto. Si stavano già annoiando? Dopo solo tre, quattro notti?

«Donna mia...».

«Io sono la donna di nessuno.»

«Però stai con me.»

«Io sono la donna di nessuno.» E gli storse amorosamente la mano.

«E io sono Nessuno.»

Facevano certe facce truci. Lui dovette sorbirsi un predicozzo perché aveva lasciato cadere le briciole sul letto: davvero inguaribile, è. Attento al tramezzino, gli diceva Brigitte; non impastricciare le lenzuola! Attento a questo e a quello... Marco si rifiutava di farsi venire i capelli grigi in nome dell’ordine e della pulizia. Si guardò le dita: erano sporche di ketchup. Brigitte tradiva una personalità dominante e lui aveva un carattere scarsamente malleabile. Si insegnarono le parolacce nelle rispettive lingue. Ma Marco sacramentava più spesso in inglese, opponendo alle inimmaginabili manie casalinghe della ragazza una solitudine cosmopolita.

Non è però che litigassero. Voi questo lo chiamate un litigio?

A un certo momento, Brigitte gli propose di fare la conoscenza di una coppia a lei amicata. Marco ricusò con sorprendente tempismo.

«Ti prometto che sono due sagome!», insisté Brigitte. «Ti piaceranno.»

«Non desidero vedere gente, ecco tutto. Siamo qui per stare soli, no?».

La divergenza di idee non impedì loro di prendere la solita doccia insieme. Lei si attardò a spiegargli come mai ricorreva a una marca di schiuma da bagno anziché a un’altra. Marco se ne infischiava altamente, aveva un'erezione saponosa; si sforzò tuttavia di prestarle ascolto. Intanto la frizionava con un asciugamano. Brigitte scoprì di gradire parecchio quel trattamento. «Sei bravo anche con le mani», gemette. Contatti intimi lì, all’impiedi. Ed era di nuovo pronta a perdonargli ogni difetto. E lui a lei.

 

      Marco si scioglieva sui ventri bianchi. Si scioglieva sul ventre bianco di Brigitte, notte dopo notte. Sembra incredibile, ma questa ragazza aveva ancora dei punti che nessuna mano di estraneo aveva toccato; spazi non usufruiti; amazzonie segrete zeppe di misteri e tesori. Incredibile, sì: perché tutte le altre da lui conosciute erano già state frugate, aperte, studiate sotto potenti lampade e passate minuziosamente al setaccio prima di essere rigettate sulla ruota della mondanità delle sale da (s)ballo. Sicuramente, la scolaretta Nicole si trovava or ora sulla soglia di queste esperienze e solo lui avrebbe potuto salvarla... Non pensare a Nicole, si esortò. Non pensare a Nicole.

Brigitte gli confidò di non sentirsi del tutto libera. «Ho le catene ai piedi, nonostante i miei quasi vent’anni. Prova ne è che mi tocca portarti a casa di nascosto.»

Egoista e contraddittorio, Marco le replicò che un eccesso di libertà non deve necessariamente considerarsi un bene. «Oltretutto», le disse, «"quasi vent’anni" non è lo stesso di "vent’anni pieni".» Lei si arrabbiò un pochettino. Ma non era uno screzio. Sia chiarito una volta per tutte: lui e lei, lei, LEI, non hanno litigato mai... mai... MAI.

Il desiderio di Brigitte era di rimanere "sempre" con lui, anche se non sempre da sola con lui e non sempre e soltanto la notte. Perché "sempre" con lui? Perché, gli disse, era gelosa. Proprio così. Ge-lo-sa. Persino della bambola Caterina.

«Non vedi come ti guarda? Le piaci. Ogni volta che le passi davanti, ti rivolge un sorriso che accarezza, vuol bene, fa l’amore...». E la girò con il volto alla parete.

Marco vegliava mentre lei sognava. Doveva badare a non compiere movimenti troppo bruschi: Brigitte, come tutte le principessine (anche se apparteneva a quel tipo che non ammetterebbe mai di esserlo), si destava al solo "sbattere la testa contro il cuscino". Riflettendo che, per quanto lo concerneva, Gitte rappresentava una bella zolla di terra tedesca, fu consapevole una volta di più dell'importanza che riveste l'intrecciare tresche con donne di vari Paesi: con tale espediente si può arrivare a conoscere il carattere uterino del mondo.

 

                                                                                                                               

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