Libro Secondo
VIII
Per la réclame del Capri ci si era affidati a Moses, artista
dilettante del luogo. Un suo Ritratto a tutta figura ce lo mostrerebbe allampanato,
spalle curve, posa svogliata, occhi ittici dietro le lenti a stringinaso. Ufficialmente
studente (fuori corso), Moses vivacchiava grazie alla compravendita di dollari, medaglie
commemorative e monete rare: nella sua persona, lo spirito di artista si conciliava con un
vivo interesse per la finanza.
Costui fu incaricato di decorare una vetrina nellatrio dell'unico
cinema cittadino, vetrina che Geppo & Giovanni avevano noleggiato per scopi
propagandistici. Dopo che ebbero discusso sui dettagli, Moses smise di parlare
dell'"opera", quasi fosse già conclusa, e passò a raccontare di sé. Tra
sporadici lampi di fierezza che ne squarciavano l'apatica maschera, ricordò che l'anno
prima aveva comprato decine di bandiere dell'ex DDR, ne aveva ritagliato il simbolo
centrale e le aveva rivendute così, con il buco in mezzo, spacciandole per opere d'arte.
Per questa sua "performance" era finito sui giornali. L'ultima sua "azione
artistica" era stata quella di distribuire ai passanti mille copie di un suo primo
piano in formato cartolina.
«Chissà come sei venuto bello!», sogghignò Giovanni.
L'osservazione non sembrò scalfire Moses. Che tuttavia più tardi
cercò di rifilare a Giovanni alcune monetine di provenienza incerta e di nullo valore.
Guardando questo tizio filiforme che si muoveva come anchilosato,
questo Moses così poco biblico, a Marco venne di raffrontarlo a Roccus. Anche Roccus era
eccentrico e propendeva allesibizionismo; solo, Roccus era più poeta e meno...
"artista" di Moses.
Roccus. Roccus che se ne infischia di. Roccus che piange e che ride
per. Roccus che spasima e che muore. Roccus di Schifanoja, che mima in pubblico le sue
poesie, che cerca assiduamente lombra - in estate come in inverno - e che per giorni
interi rimane attaccato all'apparecchio televisivo. Marco ne era certo: se il suo gemello
della gioventù fosse salito a Traumfurt e avesse incrociato Moses per strada, i due si
sarebbero lanciati unocchiata eloquente in segno di riconoscimento. Come avevano
fatto Marco e Allaaden qualche anno prima: un colpo di abbaglianti, un ammiccare di
frecce, un saluto con il clacson a trombetta.
Dopo essersi deplorevolmente allontanato dal fratellamico, Marco ora
rischiava di smarrire per sempre anche il fratello anatolico. Allaaden Karakullukcu.
Similmente all'indiano d'India Johnny, Allaaden K. viveva in stato di
semiclandestinità. Alcuni suoi connazionali erano intenzionati a crocifiggerlo perché
aveva osato appoggiare la causa dei curdi. Aveva lasciato Traumfurt a rotta di collo e si
ignorava dove fosse...
Latrio del cinema era tutto vetri, alluminio, tubi di neon
e fuochi di argon. Marco vi si fermò per compulsare lopera di Moses. Il giovanotto,
bisognava ammetterlo, non aveva fatto un lavoro malvagio. Ne era venuto fuori un collage
destinato a esaltare pizza, pasta e meno comuni specialità culinarie agli sbarbatelli che
ciondolavano in attesa di immergersi in un'avventura di taglio hollywoodiano.
Mentre dalle sue spalle arrivavano, ovattate, le voci dei mimi sul
telone di lino, e a sinistra si sollevava il chiacchiericcio dei teenagers che
consumavano Coca Cola e popcorn, e a destra sussultavano con strani suoni elettrici gli
immancabili videogiochi, Marco considerò che era un po' come se dentro la gabbia di vetro
avessero schiaffato lui. Ma la sua vetrina gastronomica - pensò - sarebbe
stata diversa. La sua vetrina non avrebbe avuto quei colori rosso azzurro giallo
verde. Lui avrebbe optato per una pubblicità meno strombazzante; e senza quella coccarda
tricolore, per carità! Anzi: non avrebbe neppure consentito di venire rinchiuso entro
quattro lastre diafane. Avrebbe scelto, piuttosto, di adagiarsi in uno scrigno.
Farsi seppellire in una casa color malva: ecco il suo sommo desiderio!
In una casa simile, con la malva a predominare assoluta, ogni problema, anche il più
spinoso, si sarebbe dissolto sullistante: niente più nervosità né insonnie, e
attacchi di febbre neanche a parlarne. Preferibilmente, le pareti dovrebbero essere fatte
di un impasto di muschio, genziana e noce moscata.
Hai sentito, Moses? Non appendere le scorte mangerecce di Marco (i
prodotti della sua arte) tra le locandine delle seconde visioni di Un mondo
chiamato Bronx, Braccato da una covergirl, Superman V, Mostri planetari, Weekend in
purgatorio, Lultima vergine attende allalba...! Circonda
Kamiciowsky, invece, delle mele di Neruda, dei fiordalisi di Tagore, delle sedie di Van
Gogh, dei mirtilli di Buñuel, dei cocomeri di Kurt Weill.
Ma la vetrina era già pronta. Sebbene esprimesse linvito:
Venite al Capri, era come se strillasse: Benvenuti da
Marco!
Avrebbe dovuto immaginarlo. Avrebbe dovuto immaginare che la sua Vita
nova, la sua rivincita sul fato (se proprio di ciò si trattava) dovesse prendere il
via non da uno stimolante pur se scompigliato orto culturale, ma da una giostra di rumori
eclatanti e repliche tediose, tra motori truccati, eventi privatissimi sbraitati da
mega-megafoni e attentati sanguinosi alla sua innocua recherche. Traumfurt, o
Traumfurt, saprai indicargli tu la via per la casa di malva oppure lo spingerai per sempre
dentro la Schaukaste, la gabbia di vetro dei matti?
LOrion è una gabbia di vetro. E lì, tra lazzi,
saltarelli e grida, si sente sospirare: «Brigitte».
Ormai, anche solo nel pensare a lei, coniuga i verbi al passato.
Brigitte non può donargli altre notti (lui sperpererebbe altrimenti l'esistenza in questa
caverna di vizi?). Non molte, comunque. Le manca il tempo, mancano le possibilità. Il
ritorno dei genitori dalla vacanza, il doversi preparare allo studio universitario, la
partecipazione a dimostrazioni di piazza, la produzione di musica e letteratura
"contro" (poesie-razzi, parole-proiettili, chitarre-granate,
sassofoni-bazooka)... Ci sono stati solo due o tre fuggevoli incontri al Dolomiti,
sotto lo sguardo comprensivo di Roland, in cui lei ha assicurato che va tutto bene, che
non cè nessun altro e che non fa che sognare di lui. «Soltanto di te, Marco.» Se
non altro, ora ha preso labitudine di andarlo a trovare ogni sabato notte nella
stanza sotto-il-tetto. Ai suoi giura che va a dormire presso lamica del cuore. Mein
Gott! Se sapessero...!
Ma a Marco vedersi una volta alla settimana sembra decisamente poco.
«Abbiamo tanti anni davanti a noi», gli dice Brigitte.
Tanti? Lui ne dubita.
Ma torniamo allOrion, dove i figli della notte, quando non
ballano al solito ritmo binario, se ne stanno avvinghiati al bicchiere o alle
apparecchiature a gettoni tramutando in battaglia intersiderale lantico e ormai
stancante "Essere o non essere?". Peccato, perché vi sarebbe un sacco di cose
realmente affascinanti da scoprire e, soprattutto, da vivere. È mezzanotte,
lora dei cromosomi, ma allOrion regna la sbornia anziché l'estasi.
Ciascuno rimane troppo cerebrale e fa di tutto per capire gli altri, capire laltrui
personalità, che è espressa dallabbigliamento e dal modo di muoversi. Das
Nachtleben: sesso dentro la bottiglia e computer-animazioni sulle pareti di cielo.
LOra Zero è trascorsa da due ore, forse da due e mezza, e bisogna non solo capire,
ma anche raccogliere il signor Androlli dal pavimento. «Non sono sbronzo, chiaviconi!»,
biascica il poco limpido "Dottore", a scanso di disguidi. Gli sguardi sono di
unallegria stravolta. Quello di Otello si fa assassino nel tentativo di
concentrarsi, di connettere; il brontosauro carbonizza migliaia di neuroni per lo sforzo.
Capire, capire. Qual è la tendenza generale? Quale il trucco? Il personale dell'Orion
sembra poter mantenere il controllo della situazione: langelo gioca a rugby con i
cadaveri alcolici, il gorilla distribuisce lunguento vulnerario e la Bardame...
beh, lei fa la Bardame. Inversione dei poli. Vale per tutti coloro che sono
partecipi fin dalle dodici (Ora Zero). Capire. Ma, per quanto ci si metta di impegno, non
cè assolutamente verso di riuscirci.
La notte non è eterna, vivaddio! Infine bisogna andare: i fanali
spenti, gli stantuffi che non spingono, il carburatore che non carbura e il
contachilometri che non conta. La notte ha i suoi limiti, e di questa non-eternità si
rallegrano pure le marmotte. Il cancello si socchiude su retropassaggi di nebbia e di
cobalto e in punta di piedi, di soppiatto, ci si allontana dalle sedi della colpa, del
peccato. Vale a dire: si allontana chi ancora può. Taluni vengono scaraventati fuori da
Cerbero. È il caso di Moses, che viene gettato in strada senza tanti complimenti. Cerbero
non fa mai distinzioni tra un rozzo ignorante e un mite e goffo artista.
Anche i geni delle epoche andate (Caravaggio, Marlowe...) ebbero a
soffrire di reumatismi da umidità di selciati.
E arrivò per lui unaltra alba solitaria. Alba in automobile. Gli
ontani della riva fluviale si ergevano, netti e fieri, contro la volta rosaceleste, dove
ancora si profilava la luna - moneta falsa. La lunga melodia della natura andò via via
trasformandosi in un Intermezzo furioso là dove si adagiavano le ultime propaggini
della cittadina. Vogliamo rimanere per conto nostro! dicevano i graziosi bocciuoli nei
giardinetti della classe media-alta. Ma nessuno nasce aristocratico; meno che tutti un
fiore di un rione borghese.
Alba solitaria a piedi, immerso in una nebbiolina opaca. Si soffiò il
naso e buttò a terra il fazzolettino di carta; poi ci ripensò, tornò sui propri passi e
lo raccolse per ficcarselo in tasca. Ridicolo: ci costringono al rispetto della natura
dopo che, per secoli, hanno fatto i loro porci comodi, lordandocela irrimediabilmente! Ma
questa terra, questa terra (si guardò attorno, aspirando avidamente i vapori
dellhumus), si merita - eccome! - di essere rispettata. Il disco solare, sorgendo,
provocava unesplosione di mille tonalità, facendolo imbambolare per qualche minuto.
E con questaria - si disse -, con questi soli e lune, c'è chi pretende che uno
trattenga il fiato, che si metta in fila e vada presto a nanna... «Così risparmi
pure!».
Poi,
stava seduto su una panchina,
quel venerdì mattina,
quando un'ombra minuta sul prato attirò la sua attenzione.
Lombra scivolava rapida e silenziosa. Non era un foglio avvoltolato lanciato da una
mano invisibile, ma uno scoiattolo. Uno scoiattolino: lì, tra le villette curate e i poco
distanti opifici le cui sirene già squarciavano il silenzio. Eccolo ergersi sulle
zampette posteriori, afferrare una ghianda con quelle anteriori e mettersi a rosicchiarla.
Poi si arrampicò sulla verticale di un tronco, ne ridiscese... Si accinse ad attraversare
la strada e, come farebbe un regolare pedone, guardò a destra e a sinistra prima di
lanciarsi in avanti.
Dopo una notte di bagordi, dunque, ecco questa graziosa scenetta da
documentario sugli animali, questo sketch che testimoniava della bellezza
della natura. Della cui veridicità verrebbe da dubitare, visto ormai come si vive.