Libro Secondo

                                    X

 

Con quel bradipo Marco non voleva avere niente a che fare. Ma, strano a dirsi, la notte seguente erano di nuovo insieme. «Ieri, dopo che sei scappato come un cretino, ho caricato ‘na tidisca.»

«Chissà come sarà stata felice!».

«Ma sì», eruttò Venuzza, «chi tti frega, pigliamu 'n giru...». Prendiamo in giro. E non solo la "tidisca": al suo paese c’era una ragazza che lo attendeva con un certificato matrimoniale appeso a una parete. Niente di insolito: gran parte degli espatriati avevano qualche storia assurda alle spalle. L'estero è l'ideale per chi vuole mettersi alla prova, ma anche per chi vuole nascondersi. Nascondersi da qualsiasi cosa. Persino da se stesso.

Ieri il Pasch, oggi l’Orion. Nuovamente, Marco vide "l’amico" sparire nella mischia. Lui rimase in disparte, seduto, a pensare ai casi suoi. A un tavolo vicino, una figura grottesca, senza sesso e con il volto coperto da occhiali da sole sovradimensionali, se ne stava come lui tutto tranquillo. Marco si chiese come mai quel tizio inforcasse occhiali scuri a quell’ora di notte. Era sul punto di alzarsi e andare a domandarglielo quando lui... lei... si portò alle labbra l’indice della mano destra, lo insalivò con cura e prese a farlo scorrere sul bordo del bicchiere che aveva dinanzi.

È risaputo che, passando un dito umido sull’orlo di un recipiente di cristallo, si produce un sibilo, e il sibilo cresce gradualmente di intensità, si porta via la musica, si porta via le persone, si porta via noi. Il sibilo all’Orion divenne dirompente, e Marco si scoprì su una nuvoletta alata da dove poteva guardare verso il basso. Laggiù, minuscolo, un personaggio efebico ridacchiava, tenendo l'indice di gomma a contatto con l’orlo del bicchiere. Il dito cadaverico girava, girava, mentre gli altri avventori smorfiavano la loro stizza e avrebbero voluto scagliarsi su di lui... su di lei... meglio: su di "esso", per staccargli il braccio; se solo fossero stati un po' più brilli. Tutti gravitavano a mezz’aria, quasi che la discoteca si fosse alzata in volo e stesse oltrepassando la stratosfera per iniziare un viaggio interstellare. A un dato punto il sibilo smise di spaccare l'aria, Marco venne ricatapultato giù e si ritrovò al suo posto, lievemente stordito. Lanciò un’occhiata in alto: nessuna nuvoletta con le ali, ma solo l'opprimente soffitto dell’Orion con le sue luci colorate.

Nessuna nuvoletta, né quella sera né successivamente. Ma continuava a esserci Venuzza, che si ostinava a fare lo sfollato. Quando era ubriaco di birra e di whisky (giacché mischiava sempre ogni cosa), con Venuzza non si poteva dialogare. E, anche a volerlo fare, fumava talmente tanto che la lingua gli si gonfiava, impedendogli di articolare bene le parole. Ogni tanto lo coglieva un collasso nervoso, una specie di crisi epilettica, e bisognava schiaffeggiarlo e rovesciargli sul capo una secchiata di acqua gelida. La stanza si andava impregnando di un odore di carogna (con rabbiosa nostalgia, Marco si richiamò alla mente il profumo di gelsomino della cameretta di Brigitte) e la signora Nanut aveva smesso di rivolgere la parola all'affittuario. La situazione era diventata quasi insostenibile. Diciamo pure: totalmente insostenibile. Finché, un bel mattino, Venuzza non sloggiò. Se ne andava, se ne va! Ha rimediato un altro rifugio...

Per spronarlo a sgombrare definitivamente, Marco gli mollò un etto di tabacco marca Do it yourself e una banconota da cinquanta. Quindi, richiusa la porta, emise un sospiro di incredula soddisfazione. Rieccolo padrone del suo regno. Ma sì! Che quel rompiballe si arrangiasse altrove; che si tenesse caro il lavoro. L’assenza di tre dita da una mano (piccola camorra paesana: regolamento di conti tra criminali in erba) non era motivo sufficiente per impedirgli di cavarsela come lavapiatti, come pizzaiolo...

Tirò le somme di quei quattro giorni - avrebbe giurato che fossero stati di più - in cui Venuzza gli aveva offerto il privilegio della sua compagnia. Mangiato e dormito approssimativamente nichts, fumato tanto. Per sovrapprezzo, aveva fatto la conoscenza di pollastre svampite, di quelle che ti fanno patire prima di concedertisi e che, dopo averti rivelato il loro vuoto interiore, ti mostrano anche quello fisico, fatto di isole di ghiaccio e distese cimiteriali.

Si era mezzo trasformato in un fascio di nervi. Rimosso il tumore, canticchiò un’ode alla privacy, alla sacra intimità. Volle tornare immediatamente a fare la doccia, spazzolarsi i denti, nettarsi le unghie. "Rassettiamoci l’horrida cesaries. Animo laxari, ordunque! Reliquum anni tempus muris turribisque reficiendis consumere. Non c’è più il parvi capitis che voleva regem a regno destrudere, l’indesiderato rattus mefitico che mi ha depredato di tanto tempo prezioso."

Si buttò sul letto, lieto di riaverlo tutto per sé. Quel letto largo e soffice che d’ora in avanti, logicamente, intendeva spartire solo con Brigitte.

                         

                                               199X

Vado all'inaugurazione di un nuovo locale nei pressi di Monaco ("mangiate alla toscana, pagate all'italiana"), invitato dal proprietario, un mio conoscente. Noto che il cameriere non scrive le ordinazioni: le detta al telefonino (uno dei primissimi), comunicando ai cucinieri i desideri degli ospiti.

Nell'andare via, sazio e brillo, giro intorno all'edificio e vedo che sulla porta della cucina si sono affacciati i due giovani cuochi. Fumano osservando in tralice la strada. Sembrano i cloni di Giacchettov e Kamiciowsky, solo che hanno i telefonini infilati nella cintola. Di colpo vengo sopraffatto da uno strano pensiero: che gusto c'è a sapere di essere le copie di copie? Centinaia, migliaia di volte, negli ultimi cinquant'anni, due-tre cucinieri italiani si sono appostati sulla soglia nel retro di una pizzeria all'estero per fumarsi una sigaretta a conclusione di una giornata di lavoro. I primi erano pionieri e ancora la generazione mia e di Giovanni può affermare di aver voluto scoprire qualcosa, smuovere le acque, raggiungere uno scopo. Ma i più giovani? Quelli venuti dopo? Si sono impadroniti del know-how ma gli manca il know-why. E quelli che arriveranno nel Terzo Millennio? Poveri ragazzi! Tutt'intorno sfrecciano velivoli monoposto, giardinette a impulso magnetico e futuristiche volanti della polizia e loro lì a svolgere un mestiere passé! Si crederanno intrappolati in qualche dilatazione einsteiniana della dimensione temporale... Ma qualcuno deve pur sacrificarsi a sventolare il tricolore gastronomico. Nei secoli dei secoli.

 

                                                                                                                               

                                                                    L'Autore (bio e indirizzi)    L'intero file in .doc

                                                                                                Indice