Con quel bradipo Marco non voleva avere niente a che fare. Ma,
strano a dirsi, la notte seguente erano di nuovo insieme. «Ieri, dopo che sei scappato come
un cretino, ho caricato na tidisca.»
«Chissà come sarà stata felice!».
«Ma sì», eruttò Venuzza, «chi tti frega, pigliamu 'n giru...».
Prendiamo in giro. E non solo la "tidisca": al suo paese cera una ragazza
che lo attendeva con un certificato matrimoniale appeso a una parete. Niente
di insolito: gran parte degli espatriati avevano qualche storia
assurda alle spalle. L'estero è l'ideale per chi vuole mettersi alla prova, ma anche per
chi vuole nascondersi. Nascondersi da qualsiasi cosa. Persino da se stesso.
Ieri il Pasch, oggi lOrion. Nuovamente,
Marco vide "lamico" sparire nella mischia. Lui rimase in disparte, seduto, a
pensare ai casi suoi. A un tavolo vicino, una figura grottesca, senza sesso e con il volto
coperto da occhiali da sole sovradimensionali, se ne stava come lui tutto tranquillo.
Marco si chiese come mai quel tizio inforcasse occhiali scuri a quellora di notte. Era sul punto di alzarsi e andare a domandarglielo quando lui... lei... si portò
alle labbra lindice della mano destra, lo insalivò con cura e prese a farlo
scorrere sul bordo del bicchiere che aveva dinanzi.
È risaputo che, passando un dito umido sullorlo di un
recipiente di cristallo, si produce un sibilo, e il sibilo cresce gradualmente di
intensità, si porta via la musica, si porta via le persone, si porta via noi. Il sibilo
allOrion divenne dirompente, e Marco si scoprì su una nuvoletta alata da
dove poteva guardare verso il basso. Laggiù, minuscolo, un personaggio efebico
ridacchiava, tenendo l'indice di gomma a contatto con lorlo del bicchiere. Il dito
cadaverico girava, girava, mentre gli altri avventori smorfiavano la loro stizza e
avrebbero voluto scagliarsi su di lui... su di lei... meglio: su di "esso", per
staccargli il braccio; se solo fossero stati un po' più brilli. Tutti gravitavano a
mezzaria, quasi che la discoteca si fosse alzata in volo e stesse oltrepassando la
stratosfera per iniziare un viaggio interstellare. A un dato punto il sibilo smise di
spaccare l'aria, Marco venne ricatapultato giù e si ritrovò al suo posto, lievemente
stordito. Lanciò unocchiata in alto: nessuna nuvoletta con le ali, ma solo
l'opprimente soffitto dellOrion con le sue luci colorate.
Nessuna nuvoletta, né quella sera né successivamente. Ma continuava a
esserci Venuzza, che si ostinava a fare lo sfollato. Quando era ubriaco di birra e di
whisky (giacché mischiava sempre ogni cosa), con Venuzza non si poteva dialogare. E,
anche a volerlo fare, fumava talmente tanto che la lingua gli si gonfiava,
impedendogli di articolare bene le parole. Ogni tanto lo coglieva un collasso nervoso, una
specie di crisi epilettica, e bisognava schiaffeggiarlo e rovesciargli sul capo una
secchiata di acqua gelida. La stanza si andava impregnando di un odore di carogna (con
rabbiosa nostalgia, Marco si richiamò alla mente il profumo di gelsomino della cameretta
di Brigitte) e la signora Nanut aveva smesso di rivolgere la parola all'affittuario. La
situazione era diventata quasi insostenibile. Diciamo pure: totalmente insostenibile.
Finché, un bel mattino, Venuzza non sloggiò. Se ne andava, se ne va! Ha rimediato un
altro rifugio...
Per spronarlo a sgombrare definitivamente, Marco gli mollò un etto di tabacco marca Do it yourself e una banconota da cinquanta. Quindi, richiusa
la porta, emise un sospiro di incredula soddisfazione. Rieccolo padrone del
suo regno. Ma sì! Che quel rompiballe si arrangiasse altrove; che si tenesse caro il
lavoro. Lassenza di tre dita da una mano (piccola camorra paesana: regolamento di
conti tra criminali in erba) non era motivo sufficiente per impedirgli di cavarsela come
lavapiatti, come pizzaiolo...
Tirò le somme di quei quattro giorni - avrebbe giurato che fossero stati
di più - in cui Venuzza gli aveva offerto il privilegio della sua compagnia. Mangiato e
dormito approssimativamente nichts, fumato tanto. Per sovrapprezzo, aveva fatto la
conoscenza di pollastre svampite, di quelle che ti fanno patire prima di
concedertisi e che, dopo averti rivelato il loro vuoto interiore, ti mostrano anche quello
fisico, fatto di isole di ghiaccio e distese cimiteriali.
Si era mezzo trasformato in un fascio di nervi. Rimosso il tumore,
canticchiò unode alla privacy, alla sacra intimità. Volle tornare immediatamente a
fare la doccia, spazzolarsi i denti, nettarsi le unghie. "Rassettiamoci lhorrida
cesaries. Animo laxari, ordunque! Reliquum anni tempus muris turribisque
reficiendis consumere. Non cè più il parvi capitis che voleva regem
a regno destrudere, lindesiderato rattus mefitico che mi ha depredato di tanto tempo prezioso."
Si buttò sul letto, lieto di riaverlo tutto per sé. Quel letto largo e soffice che dora in avanti, logicamente, intendeva spartire solo con
Brigitte.
