Libro Terzo
IV

Per Marco questi saranno i mesi più dissennati della sua vita. In quel
di Monaco, si ritrova a consumare un deprimente caffè nel localaccio della Stazione
Centrale. Nella vasta e fredda sala, dove gli avventori siedono lontani luno
dallaltro - simili a icebergs alla deriva - e dove i trofei di caccia hanno una stretta parentela con il personale di servizio, irrompe un ragazzo olivastro: uno di quei pakistani ai quali hanno dispensato ununiforme
arancione insieme a un grosso fascio di giornali dicendogli: «Questa sarà la tua
incombenza, almeno fin quando avremo voglia di ritenere valido il tuo permesso di
soggiorno. Va e guadagnati la nostra ospitalità».
Visibilmente impacciato, il pakistano si mette a girare per i tavoli con il suo carico di quotidiani esclamando a mezza voce: «Bbildzzeitùng, Bbildzzeitùng!». ("Bild Zeitung.")
È una scena che Marco conosce e che noi conosciamo. Di solito lui compra
il giornale ed elargisce una mancia al pakistano (perché sempre di un pakistano si
tratta). Stavolta invece niente. Paga il caffè più in fretta che può (quel cervo di un
cameriere ci mette un sacco di tempo prima di appressarglisi con andatura da sonnambulo)
e, colto da una vertigine, da un malessere indeterminabile, si precipita allesterno.
Scarpina per stradoni e viali, i capelli ritti sulla nuca, la lingua
incollata al palato e gli occhi fissi in avanti. Va simile a un paranoico deambulante,
con il caffè che gli fa sguasc-sguasc nella pancia; raminga con quel tetro sciabordio,
con quello sciacquio sordo sotto la buccia di vetro frangibile. Fino a che non
comincia a sudare e, sudando, sente che quello che gli scorre nelle vene è sangue umano, non l'acqua di un canale di scolo.
Entra in un'antica e caduca villa: la sede del Consolato Italiano.
Deve farsi mettere un timbro sul passaporto. Ma tutti gli sportelli sono presi
dassedio da unorda di emigrati accidiosi e Marco, dopo aver aspettato per oltre
unora in mezzo alla cagnara, ritira il documento non ancora bollato - scippandolo a
un'impiegata nevrastenica - e... via!
A Traumfurt! A Traumfurt!
Nella sua stanza sotto-il-tetto, ascolta Timothy Leary dei Moody
Blues e Astronomy Domine dei Pink Floyd. Poi il
nastro della cassetta si spezza e interviene la radio a sputargli addosso pubblicità,
canzoncine e notizie a raffica. Un ennesimo atto di violenza razziale è avvenuto nel centro di Berlino, in
pieno giorno: un branco di skinheads si è avventato su un africano pestandolo a
morte. Nessuno dice di aver visto niente, nessuno è intervenuto a tutela del
malcapitato... Solo uno dei tanti disastri assortiti che l'annunciatore radiofonico
legge con voce fessa. Che tempi! si dice Marco. Il momento storico lo fa rabbrividire,
annichilendo ogni suo tentativo di costringersi a qualche attività extralavorativa. Le
pagine di un manoscritto iniziato mesi prima rimangono intoccate e non vengono neppure
rivedute.
Il notiziario radio ci suggerisce che nellEst della Germania
regna unatmosfera di rabbiosa disillusione. I cronisti che a Rostock, Francoforte
sullOder, Lipsia e Magdeburgo interpellano i passanti domandando: «Domani arriva in
visita il Cancelliere. Lei che cosa gli direbbe?», si sentono rispondere:
«Con quello lì non ci parlo». E, ancora: «Se ho qualcosa da dire
a Kohl? Solo questo: per quarantanni i comunisti ci hanno preso per i fondelli, ora
ci si mette pure lui. Quando si decideranno a lasciarci in pace?».
In diverse repubbliche sovietiche o ex sovietiche scoppiano violenti
disordini e atti di intemperanza etnonazionalista. Le potenze mondiali sono
riluttanti a trovare una soluzione alla questione curda. In Iran la situazione si fa tesa,
e così in Iraq. Il ministro degli Esteri Genscher esprime ciò che i suoi colleghi
americani ed europei non hanno il coraggio di dire, cioè che Saddam Hussein dovrebbe
essere giudicato da un tribunale internazionale sullesempio di quello di Norimberga.
Per finire, il tempo: «Nel Nord e nel Nordest cielo sereno con temperature sui dieci
gradi sotto zero. Vento forte nella Bassa Sassonia. In Baviera e nella regione dei Tauri
da nuvoloso a poco nuvoloso, con sporadiche precipitazioni nevose nel corso della
nottata».
Dallinsalata della stazione radio locale, Marco riceve come
unoverdose di ira e sarcasmo che si condensa nellabracadabra di un
epos a denti stretti, in un canto carnascialesco interiore: