Il mercoledì seguente (il mercoledì è di nuovo giorno di riposo
per il personale del Capri) ricompie il viaggio fino a Übersee, il
villaggio dove è andato a perdersi Nino. Stavolta è in compagnia di Brigitte. Eccoli
scendere da un treno, salire su un autobus... e sentirsi felici.
Übersee sorge sul Chiemsee, in mezzo a una vegetazione incredibilmente
rigogliosa. Ciuffi di ciclamini e margherite - fiori comuni ma estremamente belli - si
presentano alla vista. La calotta del sole è punteggiata da lepidotteri, farfalle giallo
limone e farfalle "occhi di tigre". Lautobus aggira un bosco a maglia
stretta in cui, tra macchie di candore sparso, danzano silfidi e gnomi che, pallidi
pallidissimi, si rallegrano - come tutti, del resto - per la fine del Lungo Freddo. Le
pigne si spaccano, si aprono: nuovi abeti cresceranno.
A Marco non sembra vero di avere Brigitte al suo fianco. Nella stazioncina
desolata, mentre aspettavano il treno, le si è accostato per bisbigliarle: «Me tenu
pear karda han». Il che significa, come gli ha assicurato Johnny lindù:
"Ti amo".
«Naa?».
«Je tadore. Ana Behibek. I will ever love you. Semper amor...».
«L'Ingrid... comè?», gli ha chiesto lei. Domanda
ineluttabile.
«Non più bella di te, Brigitte. È avvenente, certo, ma in maniera...
differente.»
«Pensi che questi tuoi amici mi piaceranno?» (con una punta di dubbio
nella voce).
«Ti piaceranno, dolcezza.»
Giungono a destinazione dopo aver superato lultimo tratto a piedi,
inoltrandosi tra alte canne damento e accompagnati da uno scampanio che risuona per
l'intera vallata.
Ad accoglierli è Nino. Con i suoi occhi di rospo, occhi capaci di entrare
con la stessa facilità nelluniverso delle particelle subnucleari come in quello
smisurato degli astri, Nino studia lungamente la fidanzata di Marco prima di dire, in un
italiano inquinato dall'arcaico suo dialetto: «Venite avanti, frate'. Mettetevi comodi. E
non badate a Ingrid se». Fa un vago gesto con le mani. «Abbiamo avuto una piccola
discussione».
Nino e Ingrid: nemmeno dopo sposati i loro bollenti spiriti vogliono
placarsi. Ninotschka si comporta in maniera abbastanza esemplare e fa di tutto per salvare
il matrimonio. Lei sballotta il fagottino vivente di qua e di là, costringendo il
consorte a tenersi pronto per acchiapparlo a volo e sventare così un infanticidio.
«È un po ingrugnata. Ma voi non centrate», ci tiene a
rassicurarli. Ingrid ha uno scatto puerile, si rifugia in cucina. «Amore!», la implora
Nino, con il poppante in un braccio e il biberon nella mano libera. Si rivolge a Marco:
«Capisci adesso perché dico di sentirmi vecchio a ventitré anni?».
No, oggi non è giornata adeguata per trattenersi in casa Roncalli.
«Tornate pure quando volete», getta là Ninotschka. «Torna, frate. Io in
questo posto sperduto non frequento nessuno, a parte i miei suoceri... Dovete tornare.
Vi prometto che sarà diverso...».

Il tragitto a ritroso equivale a una palingenesi. Assaporano ogni cosa,
"catturano" ogni forma e ogni colore. Il potersi spostare liberamente da un
luogo allaltro, senza avere per quel giorno doveri impellenti, infonde in loro un
piacere delizioso. Decidono di attardarsi sul lago. Le ombre fredde sull'acqua non
avrebbero ragione di essere, dato il tempo mite; ma c'è una spiegazione per ogni cosa, e
dunque ce ne sarà una anche per quelle ombre. Marco si richiama alla mente i momenti
trascorsi con Nino in quegli identici posti, due, anzi no: tre anni prima. Allora, nessun
datore di lavoro, nessun decreto legge o altra imposizione potevano impedire ai due amici
di essere in forma smagliante, giovani e debordanti di speranza. E oggi... Oggi Ninotschka
si sente un rudere. A ventitré anni.
Brigitte tace. Sta tremando vicino a lui. Marco la stringe a sé, le giura: «Sarà ben
altra cosa tra di noi, vedrai».