Libro Terzo

                                              VII

 

Sì, Brigitte lo aspettava, lo aspetta sempre. Con l'avanzare della primavera, poi, lei è sempre meno una luce a intermittenza: superati gli esami più duri del semestre, va a piazzarsi tra le costellazioni di Orione e di Proxima Centauri e vuole solo essere presa sul palmo della mano, come una lucciola arrendevole; o come una moneta di cioccolato. Intanto anche Marco - per non esserle di meno - si è votato allo studio di due materie differenti e tuttavia in qualche modo tra di esse inerenti: la storia della filosofia e... i gastropodi.

Alla filosofia si è rivolto perché nella realtà di ogni giorno non c’è nessuno che lo entusiasmi senza nel contempo deprimerlo, infondendogli dubbi profondi. «Amleto!», direte voi. Lui cerca di liberarsi dal tedio e dall'angoscia affondando il naso in grossi tomi. «Dottor Faust!», esclamate. Beh, ci siete andati vicini. Più Faust, comunque, che Amleto. Non è più epoca, la nostra, per atteggiarsi ad Amleti. Oltretutto, il seguito del capolavoro shakesperiano è stato scritto dalla storia, con il trionfo del duca Swantopolk sui danesi e su Fortebraccio. Amleto è morto e sepolto, estinto; nient’altro che un crepitio di pagine che bruciano nel caminetto.

Marco è Faust; un Faust di levatura minore, certo. Possiamo paragonarlo a un liberto del Dugento, a uno di quegli uomini "di basso lignaggio" che vivevano in mezzo ai burgenses. Mastica stecchette di legno e, a forza di erudirsi ("Studio matto e disperatissimo", per dirla con il Leopardi), gli stessi burgenses gli conferiscono il titolo di "Maestro Teutonicus". Ma non si sente ancora pronto per compilare trattati manu propria.

Inizialmente era stato un discepolo di Maestro Eckhart, condividendo con il domenicano il suo trasporto per le argomentazioni panteistiche di Proclo. Poi - con Leibniz e, in seguito, con Lotze - ha concepito la realtà come un insieme di centri di energia dotati di qualità spirituali. Eresia! sento dire. E dov'è Dio? Niente paura, nessuno si dimentica di Lui. L'investigazione della realtà altro non è che un Itinerarium mentis in Deum. Anzi, lo stesso ricercare può inquadrarsi tra le categorie divine. Non è stato forse il Demiurgo a donarci il bene della ragione? E così Lo assolviamo pure, fingendo che le malattie e le guerre che affliggono il genere umano non siano colpa Sua. Spinoza, l’Ethica: "Dio agisce perché costretto dalle sole leggi della Sua natura, et a nemine coactus" (e non costretto da nessun altro).

Marco sa che poesia e filosofia hanno proceduto insieme, mano nella mano, fin dall'epoca della Grande Peste; così, tiene edificanti conciliaboli con l’ancor giovane Hölderlin nella torre di legno in cui questi è stato rinchiuso affetto da un'ambigua follia - e dove perirà trentasei anni dopo.

Ridiscendendo da quelle vertiginose altezze, va ad appollaiarsi sulla spalla di von Kleist proprio mentre questi annota: "Recentemente ho conosciuto la filosofia kantiana e ora debbo comunicarti i miei pensieri... Noi non possiamo decidere se quella che chiamiamo verità lo sia per davvero o ci appaia solamente tale (...) Il mio unico, supremo fine è svanito e non ne ho più alcuno". Dopo aver vergato queste righe, von Kleist si recherà con Henriette Vogel sulle sponde del Wannsee, dove entrambi si annegheranno.

Accecato, stordito da cotanto dolore, Marco si fa marabù - uccello filosofo o "spazzino" - standosene immobile su un albero prossimo a Königsberg. Non è mai stato molto metodico nella sua recherche. Ad esempio, di Kant, cui accennava von Kleist, sa pochissimo. Sa soltanto quel che dissero di lui, per e contro di lui. Naturalmente ha tentato di leggere, come tutti noi, la Critica del giudizio, ma la noia ha immediatamente preso il sopravvento sulla volontà di apprendimento. La Fondazione sulla metafisica dei costumi gli è risultata più digeribile, senza però privarlo della convinzione che, come persona empirica, Immanuel doveva essere una frana. Solo la teoria del regno dei fini è di suo gusto: non deplora l’idea di poter essere ad un tempo legislatore e suddito, e dunque fine a sé. Al calare delle prime ombre, spilluzzica con il lungo becco le corrispettive pagine.

È ancora a Königsberg quando Herbart ribatte a Kant che l’oggetto non è posto dall’io ma esiste di per sé. Gli è simpatico questo Herbart, e di conseguenza l’idealismo soggettivo di Herr Fichte suscita in lui sentimenti contrastanti. A Fichte dà ragione là dove questi afferma: "La libertà consiste nel fare del proprio destino il principio della propria azione".

La sua perlustrazione diviene sempre più eccitante. Si sofferma un attimo su Dietzgen, un assertore della dottrina materialistica, e si congeda da lui sanguinando da tutte le scaglie un assioma che Dietzgen attinse da Marx: "Si macellano fanciulli per averne solo le dita delicate." Lungamente Marco rimugina su quest’accusa diretta e senza mezzi termini; ci piange su. È curioso riscontrare toni poetici anche in Marx... SI MACELLANO FANCIULLI PER AVERNE SOLO LE DITA DELICATE. Appollaiato su alti rami, stride a Selene.

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Da qui in poi è tutto un valzer di pensatori di ogni corrente possibile e immaginabile. Si imbatte in insipienti quali il barone d’Holbach, in Arthur Drews che nega l’esistenza storica di Cristo, in Feuerbach, in Dühring ("Non c’è nessuna sovrannaturalità"). Ed ecco Nietzsche, il nuovo Zarathustra. Non lo suggestiona tanto la teoria di Nietzsche sul necessario predominio dell’"uomo superiore", quanto la sua esaltazione per l’arte. "Mi è bastato che vi gettassi uno sguardo sopra perché mi crescessero una gamba e un’ala": così Montaigne di Pentarco, così Nietzsche di Montaigne, così Marco di Nietzsche. Quindi si appropria di altri tomi, in-folio e opuscoletti vari risalenti all'epoca guglielmina. Un'epoca tutt'altro che avara di fermenti, in cui l’uomo e le sue possibilità vengono analizzati in lungo e in largo. Marco studia e studia... finché non sente rimbombare, nella scatola cranica: patatrac! Anzi: Kladderatatsch! I circuiti sono saltati. Game over.

Per fortuna gli rimangono le lumache: una nuova ossessione, cominciata mentre preparava gamberetti sauté in vino rosso. Per non pensar male delle lumache, è indispensabile "nobilizzarle", associandole in qualche modo ai molluschi...

 

                                                                                                                               

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