Libro Terzo

 

                                              XI

 

L’egregio e distinto Jakob von *** si situò tra i due banconi e, tutto sommato, non si impettì, non diede spettacolo, in nessun modo mostrò di essere lui l’ospite di riguardo. Pregò il pubblico di stare più quieto, guardò l’orologio che portava nel taschino del panciotto e diede quindi il via alla gara.

Androlli si pose all’opera con una calma e una lentezza studiate, come per evidenziare la sua superiorità. Aveva promesso, enfaticamente, che durante la competizione se ne sarebbe rimasto zitto e ora, come c’era da aspettarsi, cantarellava o lanciava al suo antagonista frasi superflue. Stava preparando un piatto "regionale", come aveva preannunciato all’eminente Imparziale; un menù che avrebbe concluso con un dolce siciliano. Sventrando alcune sarde, informò gli spettatori: «A pulire i pesci sono abituato, ma, madruzza mia, quando mi faccio la barba con il rasoio ancora paura ho!».

Risatine svogliate. Giovanni-Giacchettov si alzò per andare in bagno e, passando vicino al bancone dietro cui lavorava Marco, gli chiese: «Ti piacerebbe dargli una padellata sulla testa?».

«Compagno, tu possiedi doti telepatiche.»

Marco si muoveva più lestamente dello sfidante, e tuttavia i suoi mestoli e i suoi tegami facevano meno frastuono. Entrambi i contendenti rivolgevano il fianco a una ventina di italiani che si erano sistemati su tre file di sedie allineate lungo una navata del Capri. Geppo stava discutendo con Paris, il maitre dell’Amalfi. «Io stimo la clientela di un certo calibro», gli diceva. «A dieci persone che mi ordinano una pizza, ne preferisco una che si mangia una bistecca.»

«Questi sono i clienti che vengono da noi», ribatté secco Paris. «A voi del Capri lasciamo gli altri, quelli senza quattrini.»

«No, quelli semmai li mandiamo al Da Marcello», precisò Geppo, conciliante; e si accese la rhodesian.

Jakob von *** osservava con interesse professionale l’operato dei due sfidanti. Nessun tipo di espressione alterava il volto del venerabile ristoratore di Monaco di Baviera, ma le sue congetture erano facili da indovinare: "Questi Itaker! Presi singolarmente sono degli agnellini. È quando sono in due o più di due che incutono terrore. Guardali: bambini fracassoni! Ma già, perché diventare adulti se non c’è una legge a imporlo?".

Jakob von *** era un assiduo frequentatore di trattorie italiane, dove non finiva mai di stupirsi per taluni individui che vi lavoravano, camerieri clowneschi e cuochi nella maggior parte senza un senso per la pulizia; per tacere delle uniformi di lavoro, che non solo spesso erano irregolari, ma non azzeccavano neanche l’ora né la stagione.

Il suo sguardo si puntò su Marco. Finora questo giovane non aveva detto una parola, contrariamente al suo rivale e alla marmaglia là dietro. Gli infondeva un'impressione favorevole, anche se, più che un cuoco, pareva un acrobata dei fornelli. A vederlo usare i vari ingredienti, comunque, si arguiva che sapeva il fatto suo. Jakob von *** (alto e piacente nell’aspetto, nonostante fosse già sulla sessantina) ebbe un sorriso appena percettibile.

Si girò verso l’altro "duellante". Questo soggetto, talmente presuntuoso da stare dietro ai fornelli in tenuta da tropici (il signor Androlli si era presentato in maglietta e calzoncini corti), era chiaramente rauh (rozzo) e vulgär (volgare). Inoltre si era permesso di corrompere il giudice - corrompere lui, Jakob von *** ! - offrendogli una vacanza nella sua villa in Sicilia. L’invito era stato pronunciato dietro le quinte in un tedesco improponibile. Però, però: una permanenza gratuita laggiù, nell’Isola dei Ciclopi, suonava, in fin dei conti, allettante. Uhm. Jakob von *** sollevò un sopracciglio. Gli uomini alle sue dipendenze sapevano molto bene che cosa significasse quel sopracciglio che scattava in alto: solitamente, dopo questa elitaria manifestazione di cruccio si abbatteva su di loro una valanga di improperi. Presso i suoi impiegati, Jakob von *** passava per un tirannosauro.

Marco esordì con un fagiano in salsa fragolina con contorno di castagne caramellizzate. Come il piatto fu pronto, dovette servirlo lui stesso al gastronomo tedesco. Il "Dottore" seguì subito dopo con una notevole razione di pasta con le sarde. Gli sfidanti tornarono trafelati ai loro posti e in tal modo presentarono all’Assoluto Equanime, uno dopo l’altro, quattro portate. L’Assoluto Equanime intanto si segnava sul taccuino qualcosa, riservandosi di impartire un giudizio solo dopo la fine della tenzone.

Il gesto di recare cibo a tavola era insolito per Marco, che segretamente si vergognò per l'impaccio che provava. No, mai sarebbe stato idoneo per il lavoro in sala. Cucinare è se non altro un atto creativo, mentre fare il cameriere sa molto di servilismo. Colse a volo un’occhiata rapace dell'Androlli. Il "Dottore" andava perdendo la sua sicumera e ormai cucinava come se avesse un coltello puntato sulla schiena. Il suo pescespada annegò nel troppo vino che ci versò su. «Non te la prendere, amico», gli sussurrò Marco, senza ombra di ironia. Per tutta risposta, Androlli grugnì e si scottò a un manico di padella diventato rovente.

Jakob von *** pensava tuttora alla villa in Sicilia, ma nel frattempo guardava il più giovane dei contendenti. "L’insalatiera del suo cervello ha una crepa, proprio come la mia." Prima ancora di aver assaggiato un solo boccone, sapeva già il verdetto che avrebbe emesso. Non si tradì, però, con l’accozzaglia di tipi che, alle sue spalle, si trattenevano a fatica dal comportarsi come tifosi scalmanati in uno stadio di calcio. Di soprassalto si sentì preso da un’allegria isterica: un fenomeno che gli accadeva di rado. Lo avessero visto i suoi ragazzi: altro che tirannosauro! "Sono anch'io un essere umano...". Issò il calice, rivolto al più buffo dei presenti: un tizio corto e tozzo, calvo e barbuto, decisamente rabelaisiano.

Siccome il calice era vuoto, Geppo accorse a riempirlo. «Voilà, Maestro», disse. Qualche goccia si versò sul tappeto. «Dio puzz...». Poco dopo, Jakob von *** intese come quel Falstaff (Tutto il mondo è burla), nel riporre la bottiglia sullo scaffale, esclamasse sommessamente, in direzione del concorrente più giovane: «So che ce la farai. Forza, Coso! Non fare una brutta figura. E così eviti una brutta figura anche a me».

L'Imparziale fece spaziare il suo sguardo sulla platea. "Sono come Biancaneve e i sette nani", si sorprese a postillare, pur proseguendo a sorridere.

Mentre maneggiava carne e pesce con dimestichezza, Marco ponderava sull’amore, e si chiedeva se l’amore non fosse che una disfunzione cerebrale. E pensava a tutta l’acqua che scorreva nel canale. Da quando era tornato a Traumfurt, erano successe tante cose e, soprattutto, non era successo nulla. Per centinaia di notti, la sua magione sotto-il-tetto, con il suo sconvolgente lumicino, era stato l’unico avamposto stellare sulla terra degli uomini. Ben presto quel lumicino avrebbe brillato altrove, sugli spalti di qualche altro castello notturno... Un'altra nicchia in cui lui sarebbe andato a rifugiarsi con i suoi libri e i suoi stracci. O l’inverno lo avrebbe visto senza casa né riparo, similmente al vagabondo di Passavia? L’acqua scorreva nel canale e Marco, in tenuta da cuoco (giacca bianca e pantaloni a scacchi, ma niente cappellone), vicino a un Androlli a fiori variopinti che sudava su infami estrapolazioni di ricette tradizionali, si vedeva trascinare i suoi passi lungo crinali nevosi, nel tentativo di non farsi sopraffare dalla stagione fredda e dal tempo che fuggiva e che fugge. (Viel Kunst, wenig Zeit.) Rammentava un inverno di stampo più classico, un inverno tutto italiano contrassegnato da un vento per certi versi brutale. Quel vento aveva suonato, apposta per lui, un Andante maestoso. Gli inverni di quassù sono invece caratterizzati dal silenzio della neve che cade... Ricordava inoltre i dopolavoristici incontri con connazionali emigrati che si riunivano a giocare a biliardo, stavano stanno lì con le stecche in mano simili a ridicoli guerrieri etruschi lanciando occhiate a una Bardame che neanche li fila... Li aveva visti smarrire la consapevolezza di sé in una discoteca piena da scoppiare, dove ostentavano una loquacità stremante o un muso lungo lungo, gagliardetto di solitudine.

Androlli ha finito il dolce: una colossale cassata siciliana che ha un aspetto veramente bello. Marco, di converso, a fine menù non ha altro da offrire che le banali crêpes.

Jakob von *** prende un bocconcino di questo, un bocconcino di quello (sul resto si avventano come avvoltoi i signori spettatori, che nel frattempo hanno spostato le sedie fino a portarle a ridosso dei fornelli). La bocca del giudice di gara si muove come una macina al rallentatore. Poi, Jakob von *** inarca le sopracciglia, fa vibrare i peli che, bianchi, gli fuoriescono dal naso, osserva i due rivali; ipso facto, decide: sinistra vince. Marco.

Si sollevano esclamazioni di gioia, ma anche proteste (da parte degli aficionados dell’Androlli e dell’Amalfi: «Ma vuoi mettere la cucina siciliana! Eh già, cosa può capirne un tedesco...»). Si succedono pacche sulle spalle, ma anche pugnetti dispettosi. E Marco dice all’Androlli, con voce stanca: «Sei tu il cuoco migliore. Tutto quello che sai lo hai appreso dalle tue donne: tua madre, le tue sorelle, tua moglie. Io ho solo rubacchiato alcuni segreti a certi disgraziati boriosi che portano un cappello che sembra un goldone».

Coro di commenti agitati.

Jakob von ***, frastornato dalla proluvie di voci tosche, aggiunge una nota in calce al suo verdetto: «Debbo ammettere che, riguardo la chiusura, alle androgini, neutrali crêpes preferisco la torta del signore qui. Questa bombastica trovata sicula, questo "urrà!" della pasticceria mediterranea...». E a titolo supplementare, poiché le regole non lo richiedono: «Ergo, trattasi di vittoria ai punti».

Così fa tutti contenti. E Androlli è contento più di chiunque altro. «Allora siamo pari, quasi all’incirca. Ti sfagiola? Hai vinto tu ma siamo pari.»

«Sembra di sì. Sono arrivato primo io ma hai vinto tu. Quasi all’incirca.»

                                                                                                                               

                                                                    L'Autore (bio e indirizzi)         Il romanzo in e-book   

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