| Libro Terzo
XII
"Nell'aiuola crescono nuove piante, alcune di dubbia
identificazione. Chissà dovè stato il vento prima di arrivare fin qui con il suo
carico di semi! Ho finito di concimare il terreno con il mio ritrovato speciale (gli
scarti della cena mischiati a rifiuti grassi e ad altre prelibatezze) e, a conti fatti,
sono soddisfatto del mio operato. Ora il resto del lavoro lo faranno i lombrichi."
(Da una lettera di Roccus)
Ha scelto
definitivamente la base per la sua attività prossima ventura: Hauptstein.
Marco vi è già stato con Brigitte (in una locanda di Hauptstein hanno
gustato un fetta di torta e del vino dAustria). Il paesotto, che conta poco più di
diecimila anime, non dista molto da Traumfurt: la sua è, quindi, anche una scelta
sentimentale. Brigitte, che tra pochi mesi finirà il primo anno d'università, ha già
acconsentito di venire ad abitare insieme a lui e... alle sue viscide lumache. Hauptstein
non le dispiace punto.
«Non è una grande città», le fa osservare Marco. «Non morirai di
noia?».
«Dopo tutti i mesi passati a Monaco, delle grandi città ne ho fin
sopra i capelli. Eppoi non è vero che Hauptstein sia noiosa. Lo sapevi che ha una storia
millenaria?».
Vero. La nuova dimora di Marco risale allepoca carolingia:
unarchitettura piuttosto disagevole. Ledificio è alto e stretto, i pavimenti
di legno vacillano, le scale traballano. Marco dorme sotto il tetto, ovviamente. A sera,
mentre se ne sta a leggiucchiare, sente le pareti scricchiolare. Allora prova la stessa
ansia che a volte coglie anche i più scettici, gli atei, i materialisti di ogni tipo. Una
porta - quella del ripostiglio umido, tetro e senza luce - è aperta. Transitandovi
davanti per andare a fare un goccio dacqua, avverte addosso un alito freddo. Come
mai questa porta è aperta? Lha aperta lui, inconsciamente? O cè un intruso
in casa?... Tira la catena dello sciacquone e, tra lo scrosciare dellacqua, gli
sembra di intercettare un parlottio, grida, richiami: le invocazioni delle persone
annegate nel fiume? Un muro scricchiola più forte. Ripassando davanti allo
sgabuzzino, scorge un luccichio, là in fondo. Un occhio? Non si ferma per
accertarsene.
Una parte del suo intelletto si prende gioco di lui per questi timori;
ma solo una parte. C'è quasi da non crederci: Marco si ricaccia sotto le coperte con un
brivido che lo scuote tutto. Sciocchezze! gli dice la ragione, obbligandolo a riderci su
mentre il tepore del giaciglio lo riavvolge piacevolmente. Dà fuoco allestremità
di una sigaretta e... la finestra. La finestra è aperta. Non spalancata, solo
socchiusa. Chi può averlo fatto? Ed ecco ora che il letto cigola: qualcuno, sotto...? Ma
che, macché! Distendiamoci, rilassiamoci. Assurdo credere ai fantasmi.
Brrr. Proprio freddina, la notte. Visioni de La Grand Dans Macabre gli
fanno amaramente rimpiangere la meno poetica e meno "storica", ma di sicuro più
accogliente stanzetta di Traumfurt. Certo però che questo palazzotto, questo
castellaccio, questa casa con le sue camere inabitate e i suoi angoli umidi (per tacere
della cantina: una vera grotta!), si offre in modo perfetto per impiantarci un allevamento
di gastropodi.
Allunga una mano e abbranca un volume, lo apre a casaccio. Ahilui! Dopo
aver dato la scorsa a qualche riga, si accorge che è un saggio sulle pratiche della
stregoneria, una Chronaca sulla magia nera nell'Europa Centrale del XIV secolo.
Solleva lo sguardo al soffitto, dove si nota una certa operosità ronzante. Tra le
travature si va sviluppando una colonia di Hilaria Sartor, una mosca della famiglia
degli Empidi. Il maschio di questo insetto "costruisce" un palloncino di seta
che poi, in volo, reca alla femmina quale dono d'amore. Un rituale che somiglia a quello
in voga presso gli umani.
Hauptstein. Il centro storico è un ammasso di case tutte simili; da
questa parte del fiume - nella zona vecchia - i ratti hanno libertà di circolazione. Le
costruzioni moderne vengono erette il più lontano possibile, sul versante opposto.
Bam-baum! Bam-baum! batte i quarti il campanile, che si trova a
un'unghia dal capezzale di Marco. Schlaf-traum! Schlaf-traum! (Dormi! Sogna!)
Brigitte arriva recando dei fiori, che aggiungono una nota sorridente
alla cupa abitazione. Quest'oggi poi splende il sole, e non cè la signora Nanut a
intimargli di chiudere le persiane.

Davvero: spacciatore di uova di lumache? O tornare nel Belpaese e
ripartire da zero?
È un dato di fatto che si ritorna in patria per non essere più
emigranti... e si diventa di peggio: si diventa "remigranti". Non è cosa da
poco riabituarsi alle cadenze e ai rumori della terra di origine. Quando Marco domanda ai
suoi conoscenti italiani come mai insistono a parlare dellItalia malgrado non ne
sappiano più quasi nulla, si sente rispondere: «Cavemo bona lingua e marijuana».
La loro lingua è un vernacolo "da cucina", un dialetto italianizzato, lo stesso
in cui si esprimevano le loro madri e i loro compagni di gioco. Con lo scorrere degli
anni, molti di questi ragazzi finiscono per confondere e mischiare ogni cosa: l'atavico
vernacolo con la fraseologia tedesca. Ma anche loro, quando vogliono, sono in grado di
raccontare storie.
Vi sono giornate in cui non comprendiamo né la lingua del Paese dove
siamo stati gettati né quella con cui ci hanno allevati. Giornate in cui ognuno di noi è
un marinaio che, ritto sul ponte del veliero, ha piena consapevolezza di essere solamente
un punto insignificante nell'incommensurabilità degli spazi oceanici.
Il navigatore solitario è di casa in ogni porto, ma giusto nel suo
luogo natio si sentirebbe un estraneo. D'altronde, i suoi cari ormai non lo
riconoscerebbero più. Il problema non è comunicare, ma trovare il criterio più adatto
per farlo. Voi credete che lui - la pulce - non possa darvi niente; eppure, esprimendosi a
gesti e a suoni inarticolati, sbuffando e sputacchiando come un sordomuto, pescando
vocaboli ora da un linguaggio, ora da un altro, riesce a contarvi un conto, qualche
storiella carina... Voi ascoltate, gli date la mano e ve ne andate grattandovi la testa.
Il mettersi in affari comporta la seccatura di dover viaggiare in lungo
e in largo per allacciare contatti. Al timone di unOpel Senator (comprata a prezzo
di liquidazione al mercato dellusato), Marco si trasferisce in Bassa Baviera. E si
ritrova nella già citata Passavia, dove il Danubio confluisce con altri due fiumi. Poi,
oltrepassata Norimberga, inizia una serie di itinerari folli, seguendo la caprareccia del
caso. Tutto questo per la campagna di autorappresentanza. Da Bückeburg a Celle. E Weimar
(perché il caviar descargot si accorda magnificamente con Schiller e
Goethe). La Foresta Nera. Colonia. E Acquisgrana. Su, giù, di nuovo su, in basso a
destra, due giorni in un villaggio al confine con lOlanda (ottime le chiocciole
fiamminghe!), sempre rimuginando: "E se la mettessi incinta? Sposarla? Per finire
come Ninotschka? Beh, Ninotschka è felice, no? Oppure è solo rassegnato? O tornare a
fare il cuoco? Il quoquo? O, ancora, esercitarsi allo specchio in sorrisini
congelati e debuttare come portapiatti? Sì, mi pare di vedermi, con il farfallino sotto
il mento e un borsello ficcato nella cintura dei pantaloni! Meglio le lumache...".
Accompagnato da queste elucubrazioni, il neo-imprenditore incontra: i cowboys di
Amburgo e gli apaches di Francoforte sul Meno, la Piazza delle Donne, le donne in
piazza, tre facce che gli parlano, un johnny senza calcolatori elettronici, cavie
umane che fanno la fila davanti a un laboratorio di ricerca farmaceutica, due facce che
gli parlano, giovanotti che come lui rimasero indecisi per troppo tempo e ora gridano
ai passanti «Take it easy!» sotto ledificio della Borsa sventolando una bandierina
con falce e martello e toccandosi con due dita il cappello stelle-e-strisce... Poi, il
Lago di Costanza veduto dalla sponda alemanna, il Sauerland... Una faccia che gli
parla.
«Conosci Schorsch? Lhai incontrato?».
Marco ritorna dalle sue escursioni con il taccuino appesantito da nomi
e numeri telefonici, ma la sua mente è ancora troppo soffusa di sogni e visioni perché
lo si possa definire un "business man". Chi vuole esorcizzare i voli arditi
della fantasia, deve imparare a sopportare un volo vero; perciò lui lascia
lautomobile sotto casa e riparte con un aereo della Lufthansa: da Monaco a
Düsseldorf, da Düsseldorf a Berlino-Tegel e ritorno. Non incontra Schorsch, ma ha il
piacere di colloquiare con un padre gesuita che occupa la poltroncina accanto alla sua -
classe turistica. Il pater si chiama Armando, è spagnolo e parla un ottimo inglese.
Spiega a Marco che le migliori lumache sono certamente quelle andaluse: «Tutta polpa. Una
delizia». Ormai i gesuiti non sono più i tradizionali figli di Ignazio di Loyola: sono
"papi neri" sopravvissuti alla Guerra Civile di Spagna, alla bomba di Hiroshima,
alla fame nel Biafra. Non raramente operano scelte talmente audaci da doversi sorbire
richiami ufficiali da parte di Sua Santità, il quale non si stanca mai di invitarli a un
urgente recupero dellortodossia dottrinale. Il gesuita non sussulta nemmeno quando
il Boeing infila uno tremendo buco daria; di contro, Marco, da quel semplice cuoco
apostata che è, trema come una foglia.
Planando sopra Berlino, gli è sembrato di vedere lombra del
Muro. Il Muro non esiste più, ma è rimasta la sua ombra. E lombra del Muro è più
vasta dell'oceano.
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