Libro Terzo

                                    XIII

 

Uno o due cicchetti fanno danzare il sangue allegramente. Marco e Brigitte osservano Ninotschka destreggiarsi nel cucinino della sua casetta in affitto. Ninotschka si ingegna a preparare il pranzo e intanto offre intanto ai suoi ospiti una sigaretta, poi ancora una. Parla a ruota libera, metà nel suo dialetto e metà in quello di Baviera. Ripete che è contento di vederli e arcicontento di diventare consocio dell'esercizio commerciale fondato da Marco: la Lumaken Et Affini GmbH.

Dopo pranzo, nell’aria si diffonde la fragranza del caffè. Marco si gira a guardare le due donne, che dialogano come se si conoscessero da sempre. Si sente perfettamente a suo agio. Amici e un ambiente domestico: che cosa si può desiderare di meglio? "Questo è il tuo mondo! Ciò vuol dire un mondo!".

Se si volge alla finestra, può constatare che la nuova stagione si appresta a trionfare sulla vecchia. La neve non sparisce con il ritorno del sole, ma con le prime piogge. E questa metamorfosi non accade da un giorno all’altro. Nessun Prestissimo. Semmai Andante, andando, a passi cauti, sciaguazzando nella fanghiglia ben attenti a non fare un brutto scivolone. (Di recente ha visto una signora in pelliccia disastrare dentro una pozzanghera.) È il pentagramma dopoinvernale: se si esce, bisogna farlo con l’ombrello in mano e gli occhiali scuri infilati in saccoccia, nel caso che il sole vada improvvisamente a riflettersi - centuplicandosi - sulle lastre di gelo e sulle macchie nevose, ultime isole di candore.

Un pranzetto a casa dell’amico ritrovato mentre, sui vetri alle spalle, c’è il tic-tic-tic-tic del ghiaccio che si scioglie. È una specie di autunno transitorio, prima che, appunto, Monna Primavera si mostri in tutto lo splendore che le è proprio, e allora i bimbi in strada, altro passo, altra musica.

Marco osserva la sua ragazza. L'amico Ninotschka gli perdonerà se non sta più ad ascoltarlo. Osserva Brigitte e capisce quanto poco c'è mancato perché il loro ciao diventasse un addio. I genitori volevano mandarla a studiare in Austria, il più lontano possibile da lui, ma Gitte è riuscita a imporre la sua volontà. Marco la osserva e ripensa a quando la sorprende intenta a leggere La Contessa Svedese di Gellert o qualche romanzo di Surminski o di Kunin e allora lei, sentendosi colta in fallo, per mostrargli che non ha smesso di essere "progressista", toglie dal giradischi il krautrock di Marco per sostituirlo con Musica in pancia o qualche altra composizione di Stockhausen, roba da far contorcere le budella finanche ai robusti ratti carolingi di Hauptstein; e, a bella posta, commenta: «Divino, naa?».

Il sorriso di Marco incontra quello di lei. Ninotschka smette bruscamente di parlare; guarda loro, poi sua moglie, e sorride a sua volta. Dalla camera da letto, Daniele fa sentire la sua voce: un belato. Reclama la pappa. Ingrid va di là e torna con il piccino. Marco si accorge di come il tempo sia trascorso anche per lui: non è più tanto piccino, infatti. Brigitte protende le mani e prende il pupattolo in braccio. Lo stringe a sé come fosse il suo. Lo ninna:

 

Schlaf, Kindlein, schlaf.

Im Garten steht ein Schaf.

 

E il bambino, socchiudendo gli occhi, sembra voler rispondere: una voce sottile, liquida, come di passerotto in dormiveglia.

  Allora Brigitte rise. Fu la prima volta che Marco la sentiva ridere veramente. Non era un suono solo di bocca. Precisamente, sembrava che le uscisse dal sesso. L’intera vita degli uomini era contenuta in quel riso, a cui crebbero ali di rondine prima di innalzarsi in volo, piano, più piano, e tessere nell’azzurro la parola:

 

                                                         finis

 

                                                                      

                                                                    L'Autore (bio e indirizzi)    Il romanzo in e-book   

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