PETER RUSSELL
(1921 - 2003)

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Blind Homer, sniggeredat by the ignorant soldiery
Invented Olympus, propped among the mules...


"Il cieco Omero, schernito dalla truppa ignorante
Sorretto tra i muli inventò l' Olimpo..."

                                                          (Peter Russell)



"Intanto, facciamo tutto come se fossimo immortali."
                                                   (Jorge Luis Borges)


La letteratura è, per sua natura, elitaria. È un'attività che nasce nella solitudine e che richiede molto tempo. Chi vuole fare il "mestiere-non-mestiere" di poeta, di scrittore, farebbe meglio a cercarsi un comune impiego e dedicare alla creatività le sue ore libere, anche se queste non sembreranno bastargli mai. Vivere la scrittura è fin da sempre un lusso. Peter Russell voleva essere un "poeta a tempo pieno", e c'è riuscito. Ma a costo di quanti e quali sacrifici!

Nato a Bristol nel 1921, cominciò a pubblicare le prime poesie su riviste nel 1939. Nel 1944 apparve il suo primo libro.
Quando si trasferì in Toscana, a sessanta e passa anni, era già considerato tra i maggiori poeti inglesi viventi (un'opinione espressa anche da Robert Nye, critico del Times). L'artista, che fu persino candidato al Premio Nobel, viveva nell'entroterra aretino: a Pian di Scò, in un mulino abbandonato conosciuto come "La Turbina" (una "casa protetta").


Nel 1990 un incendio, poi nel 1992 l'inondazione del torrente Resco danneggiarono la sua dimora stracolma di libri e circa 5.000 volumi di gran pregio andarono perduti. Con essi, quaderni di memorie, saggi, appunti, traduzioni, fotografie e corrispondenze in una ventina di lingue con vari autori (tra di loro: Pound, Quasimodo, Montale, Eliot, Ungaretti). Tutto materiale che un'università americana aveva deciso di acquistare per 500.000 dollari.
Cieco e senza nessun diritto di ottenere l'assistenza sociale (in quanto non cittadino italiano!), Russell si è spento in povertà. Ma non obliato: non gli mancano estimatori in tutto il mondo, pur se in Inghilterra, la sua patria, il suo nome era noto solo agli "esperti del settore".


"Credo che la POESIA sia la più sublime di tutte le esperienze possibili. È la completezza dell'anima. Non migliore o superiore alla musica, ma più completa perché consta di linguaggio."
                         (Peter Russell, da: L'area di Broca, XXV-XXVI, 68-69, 1998-99. Traduz. di Kiki Franceschi)

 

Vedi le notizie sulla morte di Peter Russell

 

   AMORE MISTICO PALESE

Everyone admires the beauty of the Stars.
When have the stars known Love as we know
Whose bodies to each other reveal
Bodies as radiant veiling inner worlds
Secretly manifest between the veils.

Children at school we weree taught literal truths
We look for granted like the outer forms.

There comes a time though when the moon
Rises and the stars are dimmed
And hidden worlds light up in silver light...

The old world' nothing but smoky bonfires
And ugly shouts from end to end the earth.

When She reveals her golden breasts and drops
Silken and glistening her black mass


Lido di Venezia, 13th August 1970

               Altre poesie di P. Russell

 

   AMORE MISTICO PALESE

Ognuno ammira la bellezza delle stelle.
Quando hanno conosciuto le stelle Amore come noi
I cui corpi rivelano l'uno all'altro
Corpi come radianti che velano mondi interiori
Segretamente manifesti fra i veli?

Da bambini a scuola ci furono insegnate pure verità
Che prendemmo per scontate come le forme esteriori...

Viene un tempo però quando la luna
Sorge e le stelle sbiadiscono
e mondi nascosti s'accendono in una luce argentea...

Il vecchio mondo altro non è che falò fumanti
E la terra orrende urla ai quattro venti.

Quando Ella il suo seno d'oro rivela e lascia cadere
Il peso di seta nera rilucente.


Lido di Venezia, 13 agosto 1970

(Da: Seelenreise e altre poesie)

 

   LAST DAY OF THE YEAR

The yellow bird has not come back this year,
Yet I am still alive, though old and weak.
Each time it came it seemed about to speak,
Bringing spirit and life, also the fear
That all my joys may shortly disappear.
Silent, it ran along the sill, its beak
Tapped softly on the pane, - the brownish streak
Above its eyelid, tilted, - sure and clear

Seemed to express some message from afar,
From other worlds, - or, it might be, the Dead,
Neglected and forgotten for so long
By my inconstancy. But now my star
Is setting. Soon cold earth will be my bed.
My yellow bird, I yearn to hear your song.


Pratomagno, 31st December 1995

                                    Other poems by P. Russell

 

   ULTIMO GIORNO DELL'ANNO

L'uccellino giallo quest'anno non è tornato,
Eppure io sono ancora vivo, anche se vecchio e indebolito.
Ogni volta che veniva, sembrava stesse per parlare,
Portando spirito e vita, e anche il timore
Che presto tutte le mie gioie potrebbero sparire.
Silenzioso, correva lungo il davanzale della finestra, il suo becco
Picchiava leggermente sul vetro, - la striscia bunastra
Sopra la sua palpebra, inclinata, - sicuro e chiaro

Sembrava esprimere un qualche messaggio venuto da lontano,
Da altri mondi, - oppure, può darsi, dai Morti,
Per tanto tempo trascurati e dimenticati
Dalla mia incostanza. Ma va tramontando adesso
La mia stella. Fra poco la fredda terra sarà il mio giaciglio.
O mio piccolo giallo uccello, vorrei tanto sentirti cantare.

Pratomagno, 31 dicembre 1995
Traduzione di Peter George Russell

                    P. Russell: "Something about poetry"

I versi di Peter Russell sono al contempo colti e semplici, le sue naturaliae - come in "Last Day of the Year" - di una lucidità tale da far capire quale posizione il poeta avesse occupato nel mondo: non quella dell'osservatore pigro ma quella del pensatore acuto, del filosofo. Non c'è in lui l'attitudine dell'attesa, ma nemmeno il demone del kairós. Si può parlare, nel suo caso, di classicità effettuale. L'amore per la cultura, per il fare cultura, e la fiducia nei propri mezzi a dispetto dello scetticismo nei confronti del mondo accademico, erano tali da costringerlo a rinunciare agli agi del mondo pur di proseguire nel suo cammino imperturbato.
Nel suo eremo bucolico, pubblicava in fotocopie la rivista monoautore Marginalia, che usciva in due lingue: inglese per i numeri dispari e italiano per i numeri pari. Russell spediva gratis i fascicoli a chiunque gliene facesse richiesta. Accettava le donazioni, ma non come pagamento per la rivista.
Nell'agosto 1990 venne invitato al "Maurizio Costanzo Show", dove fece un'apparizione memorabile, affascinando il pubblico con la sua grande personalità. In seguito a quello spettacolo, l'editore Carlo Mancosu pubblicò un sua raccolta di poesie dal titolo Teorie e altre liriche.


"Prima o poi un poeta, come qualsiasi altro uomo degno di considerazione, deve chiedersi: 'Chi sono io? Quale è lo scopo della mia vita?'. Potrebbe concludere di essere un’anima immortale o una coagulazione casuale di molecole. Entrambi questi punti di vista possono generare poesia."
                                         (Dall'Introduzione scritta per il libro Condensazioni di Pier-Franco Donovan)


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Studioso di lingue e letterature straniere, Russell aveva viaggiato il mondo (Malesia, Berlino, Venezia, Teheran, Canada), tenendo conferenze e letture di poesie alla radio in Inghilterra, Stati Uniti, Francia, Germania, Jugoslavia e Iran. Una profonda amicizia lo legò a Ezra Pound, e per anni si impegnò per fare uscire dal manicomio il grande autore americano (che, com'è noto, vi era stato rinchiuso subito dopo la seconda guerra mondiale). È rimarchevole che Russell avesse scelto di risiedere giusto in Italia, questo Paese in cui è difficile vivere ma da cui - trattandosi della patria dell'Umanesimo - è impossibile rimanere lontani. Oggi è soprattutto la patria degli spettacoli-latrina, ma mi piace pensare che l'intero Stivale, o quantomeno l'hinterland toscano in cui Peter si era impiantato, avesse trattenuto il fiato al momento della sua scomparsa. In fondo, quel che il poeta inglese continuava a suggerirci era questo: di amare la nostra terra, di non fare i... bischeri e di salvarne le ricchezze artistiche e paesaggistiche.

La sua opera sembra collocarsi in una sorta di zona franca tra scrittura e musica, analisi e zibaldone: viene alla mente il Mittelglied pensato da Goethe, il felice "luogo di mezzo" sintesi di ogni processo artistico e culturale. Al contrario di Montale, che era troppo deciso a non avere maestri (tranne poi ricalcare il "male di vivere" leopardiano), Russell ammetteva le sue influenze "esterne" - Omero e Dante, Pound ed Eliot -, anche se, a conti fatti, la poesia è "a production of the unconscious mind" (vedi Something about poetry).
Oltre a fermare sulla pagina memorie personali e sogni (come nel ciclo Manuela's Poems, dedicato a una misteriosa ragazza che per diverso tempo gli "apparì" di notte), Russell fa osservazioni sul mondo e sulla vita, ponendo l'accento sull'azione deleteria del "progresso". Mentre il "progresso", la modernità, porta la Natura verso il compiuto asservimento, la fragile poesia fa qualcosa (fa quel che può) contro questo dominio. Circa le trasformazioni deleterie della modernità, Russell parla anche in qualche suo articolo (come Campagna, verde campagna; Ediz. privata, Pian di Scò, 1992).



And Greece exploded into golden flames, and Europe
Slowly grew out of his long hexameters...


"E l'Ellade esplose in fiamme d'oro, e Europa
Lenta lenta crebbe dai suoi lunghi esametri..."

Nel 2000 il vecchio Peter fu in Sicilia per tre mesi, ospite in una casa che gli fu ufficialmente offerta "rent free" come sua futura dimora e possibile sede di The Peter Russell Foundation. Il comune siciliano di S. Caterina Villarmosa gli conferì anche la cittadinanza onoraria. Ben presto però il poeta scoprì che i lavori per ristrutturare l'edificio sarebbero costati troppo, e si vide pure presentata una richiesta di pagamento d'affitto (ma non era "rent free"?). Così, dovette rispedire in Toscana i trenta cartoni colmi di libri e manoscritti che lui aveva preventivamente mandati nella sua "nuova dimora siciliana". Quell'estate fu tuttavia un periodo di grande produttività per Russell, a dispetto dell'incombente cecità e dei vari malanni che lo tormentavano. Prese in consegna premi letterari e riconoscimenti vari, gli fecero tenere conferenze anche davanti a scolaresche... Ma, ancora, non una sola lira.
Fu dunque costretto a tornare in Toscana, per scoprire che Peter George, il suo figlio allora ventidueenne e traduttore di parte delle sue opere in versi, era stato rinchiuso nel reparto psichiatrico dell'ospedale di Montevarchi in seguito ad abuso di droghe pesanti.

Una disgrazia tira l'altra: alcuni assegni della sua pensione - appena duecento sterline al mese - andarono smarriti nei meandri burocratici della Banca d'Italia, costringendo il vecchio e stanco Russell ad affidarsi al sostegno di pietosi vicini, e c'era inoltre da registrarsi l'altrettanto imperdonabile ritardo con cui gli arrivavano importanti plichi postali. Come lo stesso poeta commentò, con amara ironia, in uno dei suoi tanti appelli: "YOU CAN'T WIN".

Ora che ci ha lasciati, qualcuno sembra rammentarsi di lui, o ne ha preso per la prima volta nota tramite qualche "obituary" o breve notizia d'agenzia. Ma so già che, nel gorgoglio dell'approssimativo, dei sentito dire, nessuno si fermerà a guardare o a ricordare il fatto principale: ovvero, che ci vogliono artisti "stranieri" per cantare le bellezze - anche quelle atroci - dell'Italia.



But in your mind
There is a big fire
And a red phoenix in it
Spreading his wings


"Ma nella tua mente
C'è un grande fuoco
Con dentro una fenice rossa
Che apre le sue ali."

Articolo di peter patti


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