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Wasserburg am Inn La città in cui vivo |
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Così come in tante altre colonie, anche nell'Oberbayern i Romani hanno lasciato non
poche testimonianze della loro civiltà: ponti, strade e acquedotti. PICCOLA NOTA SUI BAVARESI I Bavaresi o "Baiuvai" - o "Baiuvari" - non sono mai stati una razza a sé, ma un misto di popoli diversi. Un primo riferimento a questa singolare schiatta si riscontra per la prima volta in una Chronaca del 551 ad opera di un certo Giordano o Jordanes, che volle chiamarli Baiern (da Baibari ----> Baiwari ----> Baiovarii). Sembra che il nome designi "abitanti di Baia"; eppure, un luogo anticamente denominato "Baia" non è stato ancora localizzato. Un'altra probabile etimologia del nome Bayern (Bavaresi) potrebbe risalire al vocabolo latineggiante Boiari (anche: Baiari, Baiuwarii), cioè "bovari". I progenitori di questa stirpe facevano sicuramente parte del popolo goto-merovingio.
Nel 1546 passarono per Wasserburg 10.000 militi iberici che erano sulla via del ritorno
da una spedizione di guerra (su elefanti! Doveva essere stato uno spettacolo insolito per
i wasserburghesi di quel tempo). Poi, nel 1595, si registrò anche il passaggio di una
truppa italiana di 13.000 unità. Attorno all'antico centro sorgono svariate fabbriche (industrie chimiche e metalmeccaniche, prodotti latticini, ecc.): e con ciò si spiega la presenza dei numerosi immigrati. Nell' Heimatmuseum si possono ammirare strumenti musicali risalenti al Sei e Settecento: un virginale (strumento a corde e a tasti), un clavicembalo, alcune arpe. Tutti questi mirifici oggetti erano nelle mani di poche famiglie, che se ne servivano per eseguire esclusivamente sonate e cavatine religiose. Nemmeno i ripetuti soggiorni a Wasserburg di Leopold Mozart e del figlio Wolfgang 'Amadé' poterono destare lo spirito creativo dei compositori locali: la cittadina, infatti, non può vantare nessun nome di spicco della musica classica. Comunque, nel 1770 il giovane Mozart scrisse che, passeggiando per le vie di Wasserburg, si sentiva "come un prence"... E proverbiale è rimasta l'ospitalità di questa cittadina. In inverno si può spesso avere l'impressione di essere capitati in un posto desolato e semiabbandonato, ma in estate tutti i caffè all'aperto sono gremiti, anche se il turismo si limita purtroppo al traffico nazionale. Nel museo sono raccolte innumerevoli testimonianze di arte sacra,
tutta una ridda di santi e di cristi in croce; ma si tratta di roba di scarso o nullo
valore artistico. C'è inoltre una raccapricciante sequela di ritratti che raffigurano
commercianti e artigiani, autentiche impersonificazioni del bigottismo più oscuro. Fino
all'inizio del Novecento, a Wasserburg regnò la borghesia più tronfia ed ignorante. Al
contrario di quanto accadeva in tutte le altre città bavaresi, le varie corporazioni e
consorterie di Wasserburg badavano bene ad escludere gli agricoltori dalle decisioni più
importanti. La gilda più influente era quella dei Birrai (why wonder!!). Sempre al
Patrio Museo, si trovano alcuni scrigni contenenti il simbolo del rispettivo Zunft
(Arte o Corporazione); la chiave di ciascun scrigno era custodita dal Großen Meister. Ma più che l'Heimat Museum (che, come già riferito, non contiene nessun vero capolavoro), è assolutamente indispensabile visitare il curioso, e forse unico al mondo, Imaginäres Musäum. Il prezzo del biglietto d'ingresso per l'Imaginäres Musäum è molto basso, soprattutto in considerazione del fatto che vi si possono ammirare dipinti di Renoir e Grünewald, Dürer e Manet, Monet e Rembrandt, Picasso, Lichtenstein, Warhol... Altolà! Si tratta, ovviamente, di imitazioni. Ma talmente ben fatte, e con una tale accuratezza nella scelta dei materiali e dei colori (tutti simili agli originali), che il visitatore si può senz'altro illudere di trovarsi in un Louvre in miniatura... |
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