Wasserburg

Wasserburg (Pag. 2)

Il "Museo Immaginario"

Taubenmarkt

Wasserburg leuchtet

Wasserburg am Inn  
           La città in cui vivo
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Così come in tante altre colonie, anche nell'Oberbayern i Romani hanno lasciato non poche testimonianze della loro civiltà: ponti, strade e acquedotti.
Naturalmente fu grazie ai Romani che Wasserburg poté diventare un vero centro urbano. Più tardi, i Vichinghi tentarono ripetutamente di assediarla, ma la città risultò essere inespugnabile. L'antico borgo, circondato dal maestoso Inn su tre lati, si presenta ancora oggi come una roccaforte sicura.


PICCOLA NOTA SUI BAVARESI

I Bavaresi o "Baiuvai" - o "Baiuvari" - non sono mai stati una razza a sé, ma un misto di popoli diversi. Un primo riferimento a questa singolare schiatta si riscontra per la prima volta in una Chronaca del 551 ad opera di un certo Giordano o Jordanes, che volle chiamarli Baiern (da Baibari ----> Baiwari ----> Baiovarii). Sembra che il nome designi "abitanti di Baia"; eppure, un luogo anticamente denominato "Baia" non è stato ancora localizzato.

Un'altra probabile etimologia del nome Bayern (Bavaresi) potrebbe risalire al vocabolo latineggiante Boiari (anche: Baiari, Baiuwarii), cioè "bovari". I progenitori di questa stirpe facevano sicuramente parte del popolo goto-merovingio.


Fieri, testardi e ultraregionalisti, i Bavaresi sono molto attaccati al proprio dialetto e alle proprie tradizioni, e considerano i tedeschi del Nord (che loro chiamano disprezzosamente Preißn, cioè Prussiani) quasi una razza a sé stante. Forte è pure la rivalità con gli Austriaci (gli... Ostrogoti). Ma un vero e proprio typus Bavariae non esiste. Nella seconda metà del XX secolo c'è stata una contaminazione tra gli Slavi e questi "Germani del Sud". Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, molti rumeni-tedeschi, Balti e (più di recente) tedeschi del Volga sono emigrati o sono stati costretti a sfollare qui in Baviera.


Nel 1546 passarono per Wasserburg 10.000 militi iberici che erano sulla via del ritorno da una spedizione di guerra (su elefanti! Doveva essere stato uno spettacolo insolito per i wasserburghesi di quel tempo). Poi, nel 1595, si registrò anche il passaggio di una truppa italiana di 13.000 unità.
Nel Medioevo Wasserburg fu una tappa commerciale molto importante per il transito delle carovane di sale, essendo situata sull'antica strada che da Salisburgo conduceva a Monaco. Il sale, ricavato dalle saline di Salisburgo (Salzburg), veniva trasportato nell'odierno capoluogo bavarese tramite carri che a volte richiedevano l'impiego di duecento cavalli. Quando, nel XVI secolo, Rosenheim tolse a Wasserburg il predominio di fondamentale centro intermedio per tale commercio, cominciò per la città un lungo periodo di decadenza che sarebbe durato fino agli inizi dell'epoca industriale. All'Heimatmuseum ci sono disegni e dipinti di quel florido periodo medievale che illustrano come avveniva il trasporto dell'"oro bianco": i carri di sale attraversavano l'Inn su apposite Fähre (barconi che li traghettavano sull'altra sponda) o su un ponte di legno costruito proprio per l'uopo.
Il ponte che consente oggi di entrare nel borgo è stato costruito invece solo a cavallo tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta. Un altro problema assillante della città era l'acqua alta, fino a che, sempre negli anni Settanta, non è stata eretta una grande e funzionale diga: l'Inndamm.

Attorno all'antico centro sorgono svariate fabbriche (industrie chimiche e metalmeccaniche, prodotti latticini, ecc.): e con ciò si spiega la presenza dei numerosi immigrati.

Nell' Heimatmuseum si possono ammirare strumenti musicali risalenti al Sei e Settecento: un virginale (strumento a corde e a tasti), un clavicembalo, alcune arpe. Tutti questi mirifici oggetti erano nelle mani di poche famiglie, che se ne servivano per eseguire esclusivamente sonate e cavatine religiose. Nemmeno i ripetuti soggiorni a Wasserburg di Leopold Mozart e del figlio Wolfgang 'Amadé' poterono destare lo spirito creativo dei compositori locali: la cittadina, infatti, non può vantare nessun nome di spicco della musica classica. Comunque, nel 1770 il giovane Mozart scrisse che, passeggiando per le vie di Wasserburg, si sentiva "come un prence"...

E proverbiale è rimasta l'ospitalità di questa cittadina. In inverno si può spesso avere l'impressione di essere capitati in un posto desolato e semiabbandonato, ma in estate tutti i caffè all'aperto sono gremiti, anche se il turismo si limita purtroppo al traffico nazionale.

Nel museo sono raccolte innumerevoli testimonianze di arte sacra, tutta una ridda di santi e di cristi in croce; ma si tratta di roba di scarso o nullo valore artistico. C'è inoltre una raccapricciante sequela di ritratti che raffigurano commercianti e artigiani, autentiche impersonificazioni del bigottismo più oscuro. Fino all'inizio del Novecento, a Wasserburg regnò la borghesia più tronfia ed ignorante. Al contrario di quanto accadeva in tutte le altre città bavaresi, le varie corporazioni e consorterie di Wasserburg badavano bene ad escludere gli agricoltori dalle decisioni più importanti. La gilda più influente era quella dei Birrai (why wonder!!). Sempre al Patrio Museo, si trovano alcuni scrigni contenenti il simbolo del rispettivo Zunft (Arte o Corporazione); la chiave di ciascun scrigno era custodita dal Großen Meister.
Pochi gli artisti italiani che hanno lasciato qui una traccia. Io sono riuscito a scoprire soltanto un certo Max Treleano, un maestro pittore che, dopo essere divenuto cittadino onorario a 40 anni, prese come moglie una Josefa Bichler e rimase a Wasserburg fino alla sua morte, avvenuta nel 1899 all'allora venerabile età di 76 anni.
Il nome della famiglia di farmacisti Palmano, o quella dei pasticcieri Delano, lascia comunque capire che già in epoche preindustriali diversi italiani emigrarono qui, provenienti soprattutto dall'Alto Adige.
All'Heimat Museum sono tra l'altro conservati i bersagli (di legno e artisticamente lavorati) dell'Associazione Franchi Tiratori. Questi dischi di legno massiccio risalgono al XIX sec. Accanto a ogni colpo d'archibugio ben centrato, è segnato il nome del tiratore. Così apprendiamo che a tali esercitazioni presero spesso parte un Nie(z)ol di Delamotte (francese) e un Miller (inglese), contribuendo per così dire a "internazionalizzarle" con la loro presenza.

Ma più che l'Heimat Museum (che, come già riferito, non contiene nessun vero capolavoro), è assolutamente indispensabile visitare il curioso, e forse unico al mondo, Imaginäres Musäum. Il prezzo del biglietto d'ingresso per l'Imaginäres Musäum è molto basso, soprattutto in considerazione del fatto che vi si possono ammirare dipinti di Renoir e Grünewald, Dürer e Manet, Monet e Rembrandt, Picasso, Lichtenstein, Warhol... Altolà! Si tratta, ovviamente, di imitazioni. Ma talmente ben fatte, e con una tale accuratezza nella scelta dei materiali e dei colori (tutti simili agli originali), che il visitatore si può senz'altro illudere di trovarsi in un Louvre in miniatura...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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